IA agentica, il divario tra ambizione e capacità delle aziende
Report Akkodis: solo il 48% dei CTO crede di poter scalare l’IA (contro l’82% del 2024). In Italia crolla al 30%, ma l’IA agentica convince il 47%.
Il divario tra ambizione e capacità di esecuzione sull’intelligenza artificiale
Le aziende continuano a investire in intelligenza artificiale, ma cresce lo scarto tra le ambizioni dichiarate e la reale capacità di portare questi progetti su scala. È quanto emerge dalla terza edizione del report “What CTOs Think”, pubblicato da Akkodis, leader globale nella consulenza in ingegneria digitale e parte del Gruppo Adecco. Lo studio, intitolato “What CTOs Think 2026: Scaling the Agentic Enterprise with Confidence”, rivela che la quota di Chief Technology Officer convinti che le proprie organizzazioni siano pronte a scalare l’IA è scesa al 48% a livello globale, contro l’82% registrato nel 2024.
La ricerca si basa sulle opinioni di 500 CTO a livello internazionale, Italia inclusa, e fotografa un settore che sta entrando in una fase diversa rispetto al passato. Se fino a poco tempo fa l’attenzione era rivolta all’accesso alla tecnologia e alla sperimentazione, oggi la sfida principale è integrare l’IA nei sistemi aziendali, nei flussi di lavoro e nei processi decisionali, in modo da tradurne il potenziale in risultati concreti e misurabili.
L’IA agentica come principale trend tecnologico per il 2026
Tra le tecnologie emergenti, la ricerca individua nell’IA agentica, sistemi capaci di pianificare attività, prendere decisioni e agire in autonomia per raggiungere obiettivi specifici, il trend con il maggiore impatto atteso sulle organizzazioni nel 2026. A livello globale il 40% dei CTO la considera tra i principali fattori di trasformazione del business, percentuale che in Italia sale al 47%.
Il passaggio dell’intelligenza artificiale da semplice strumento di supporto a componente attiva dell’operatività aziendale porta con sé nuove esigenze in termini di governance, responsabilità e supervisione. Il 57% dei CTO utilizza già l’IA per stabilire quali attività siano più adatte all’intervento umano e quali possano essere affidate alle macchine, ma molte organizzazioni non dispongono ancora dei modelli operativi necessari per scalare efficacemente questi sistemi.
Perché le organizzazioni faticano a scalare l’IA
I dati mostrano un cambiamento di prospettiva: la sfida non è più implementare l’IA, ma integrarla nel modo in cui l’azienda funziona quotidianamente. Man mano che le organizzazioni superano la fase dei progetti pilota, emergono infatti complessità legate all’allineamento del management, alla governance e alla fiducia interna.
Solo il 44% dei CTO ritiene che i team di leadership abbiano una comprensione adeguata delle potenzialità dell’IA, mentre appena il 46% dichiara di disporre di framework consolidati per garantirne un utilizzo responsabile. Ancora più basso il livello di fiducia percepito tra i dipendenti: soltanto il 36% dei CTO si dice soddisfatto della fiducia che la forza lavoro ripone nelle iniziative basate sull’IA.
Tra gli ostacoli principali alla scalabilità figurano la carenza di competenze tecnologiche interne (32%), l’incertezza sul ritorno degli investimenti (31%) e una percezione limitata dell’urgenza del cambiamento a livello di business (27%). Nel complesso, questi fattori indicano che scalare l’IA sia oggi soprattutto una sfida organizzativa e operativa, più che tecnologica.
“Oggi il principale fattore di differenziazione non è l’accesso all’intelligenza artificiale, ma la capacità di trasformarla in risultati concreti”, ha dichiarato Luis Santiago Fernández del Valle, CEO di Akkodis Italia, Spagna e Portogallo. “Molte aziende hanno già sperimentato con successo l’IA, ma il passaggio alla scalabilità richiede un cambiamento più profondo che coinvolge processi, competenze e organizzazione. Le imprese che riusciranno a colmare il divario tra potenziale ed esecuzione saranno quelle che sapranno tradurre l’innovazione tecnologica in valore reale per il business.”
Italia: entusiasmo per gli agenti AI ma maggiori difficoltà di scalabilità
Il quadro italiano appare ancora più marcato rispetto alla media globale: la quota di CTO che ritiene le organizzazioni pronte a scalare l’IA è scesa dal 50% al 30% nell’ultimo anno. Nonostante il calo, l’interesse verso l’innovazione resta alto: il 47% dei CTO italiani indica gli agenti AI come il principale trend tecnologico destinato a influenzare il business nei prossimi anni, seguiti dall’IA generativa (30%) e dalle tecnologie di intelligenza artificiale in senso più ampio (27%).
Cambiano anche le priorità della trasformazione digitale nelle organizzazioni italiane. Nel 2026 il miglioramento dei processi decisionali guida la classifica degli obiettivi di business, seguito dall’accelerazione del time-to-market e dallo sviluppo professionale dei dipendenti, mentre la sostenibilità entra tra le prime quattro priorità strategiche. Rispetto al 2025, tutte queste aree registrano una crescita significativa in termini di rilevanza, segno che le imprese italiane guardano sempre più alla trasformazione digitale come leva per rafforzare capacità decisionale, innovazione, competitività e sviluppo delle competenze, oltre che efficienza operativa.
La trasformazione digitale passa dall’efficienza all’innovazione
Il report evidenzia un cambiamento strutturale nelle priorità della trasformazione digitale. Per la prima volta, l’innovazione supera l’efficienza operativa come principale driver degli investimenti in questo ambito. Dopo anni in cui la digitalizzazione è stata guidata soprattutto dalla riduzione dei costi e dall’ottimizzazione dei processi, le organizzazioni guardano oggi alla tecnologia come leva di crescita, differenziazione competitiva e sviluppo di nuovi modelli di business.
Con la maturazione delle capacità dell’IA, i benefici marginali legati all’efficienza tendono a ridursi, mentre cresce l’importanza dell’innovazione come fattore competitivo. Si tratta di una tendenza globale, ma le priorità variano da settore a settore, il che rende necessario adottare approcci differenziati nell’implementazione e nella scalabilità dell’IA.
L’IA trasforma il lavoro, non lo elimina
Più che ridurre l’occupazione, l’intelligenza artificiale sta ridefinendo il lavoro in termini di competenze, responsabilità e attività quotidiane. Il 50% dei CTO segnala cambiamenti nelle competenze richieste alle persone, mentre il 49% osserva una significativa evoluzione delle attività svolte ogni giorno. Solo il 21% riporta invece una riduzione della forza lavoro direttamente attribuibile all’adozione dell’IA.
Il dato conferma come la sfida principale per le organizzazioni non sia sostituire le persone, ma costruire modelli di collaborazione efficaci tra esseri umani e sistemi intelligenti, accompagnati da investimenti mirati in formazione e sviluppo delle competenze.
Dalla sperimentazione all’orchestrazione: il nuovo percorso per scalare l’IA
Il report identifica infine tre livelli di maturità nell’adozione dell’intelligenza artificiale: le organizzazioni che la utilizzano principalmente per automatizzare attività specifiche (Task Automators), quelle che stanno sperimentando casi d’uso senza essere ancora riuscite a scalarli (Pilot Operators) e quelle che hanno già integrato l’IA nei processi operativi e decisionali (Enterprise Orchestrators).
Lo studio evidenzia che il successo dipenderà dalla capacità delle aziende di superare approcci frammentati e integrare l’IA in modo trasversale tra sistemi, processi e competenze. Le organizzazioni più avanzate sono quelle che riescono a combinare tecnologia, capitale umano e governance, trasformando l’intelligenza artificiale da una serie di iniziative sperimentali a una leva strutturale di crescita e creazione di valore.