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Lavoratori pronti ma aziende impreparate, lo studio LHH

L’87% dei lavoratori è pronto per l’IA, ma solo un’azienda su dieci ha sistemi adeguati. Il report LHH svela il divario del talento.

Il divario tra lavoratori pronti e aziende impreparate

Le aziende faticano a tenere il passo della propria forza lavoro. È quanto emerge dal report “The New Era of Talent Systems” di LHH, società del Gruppo Adecco specializzata in consulenza HR e gestione del talento, secondo cui l’87% dei lavoratori si dichiara pronto ad affrontare l’impatto dell’intelligenza artificiale sul proprio ruolo, ma solo un’azienda su dieci ha costruito un sistema realmente in grado di valorizzare questa disponibilità al cambiamento.

Lo studio, basato sulle opinioni di oltre 37.500 lavoratori e 2.000 leader a livello globale, fotografa un divario crescente tra la capacità delle persone di evolvere e quella delle organizzazioni di trasformare questo potenziale in un vantaggio competitivo concreto.

Lavoratori sempre più pronti, competenze in crescita rapida

Secondo il report, la forza lavoro sta sviluppando in modo sempre più autonomo la propria capacità di adattamento. L’81% degli intervistati dedica attivamente tempo all’aggiornamento delle proprie competenze, mentre l’87% si sente pronto a gestire i cambiamenti legati all’intelligenza artificiale.

Il dato più significativo riguarda i lavoratori “future-ready”, ovvero quelli che combinano adattabilità, dimestichezza tecnologica e gestione proattiva della carriera: la loro quota è passata dall’11% del 2024 al 37% del 2025, più che triplicando in un solo anno.

Il gap strutturale nei sistemi organizzativi

Il problema, secondo l’indagine, non è più la disponibilità di competenze o la volontà dei lavoratori di crescere, ma l’assenza di infrastrutture organizzative capaci di gestire il talento in modo integrato. Il 64% delle organizzazioni non dispone di una strategia di workforce data che permetta di avere una visione chiara delle competenze presenti in azienda.

Il 61% delle aziende dichiara inoltre di non riuscire a ricollocare efficacemente i talenti quando il business lo richiede, mentre il 53% dei CEO segnala difficoltà di allineamento del leadership team sulle decisioni strategiche legate al talento. Queste criticità si alimentano a vicenda: senza dati affidabili sulle competenze diventa difficile orientare gli investimenti in formazione, e senza percorsi di sviluppo mirati non si attiva la mobilità interna.

La “conditional loyalty” tra lavoratori e aziende

Il report introduce anche il concetto di “conditional loyalty”: se il 95% dei lavoratori prevede di restare presso l’attuale datore di lavoro nei prossimi 12 mesi, un dipendente su tre lo farà solo in presenza di concrete opportunità di crescita professionale. Il 74% continua inoltre a mantenere aperte opzioni professionali alternative.

In assenza di percorsi di sviluppo chiari, le aziende rischiano quindi di perdere proprio i talenti più qualificati e ad alto potenziale, con ripercussioni dirette su continuità operativa e competitività.

Le aziende future-ready: un modello ancora minoritario

Solo un’organizzazione su dieci ha sviluppato sistemi di gestione del talento realmente efficaci. Le aziende definite “future-ready” adottano un approccio integrato che combina sviluppo della leadership, riqualificazione continua delle competenze, mobilità interna strutturata e utilizzo responsabile dell’intelligenza artificiale nei processi HR.

Queste organizzazioni registrano livelli più elevati di adattabilità della forza lavoro (70% contro il 59%), maggiore efficacia nelle strategie di mobilità interna (63% contro il 50%) e una cultura aziendale più orientata alla crescita continua (69% contro il 55%). Il vantaggio competitivo, sottolinea il report, non nasce da singole iniziative isolate ma dalla capacità di costruire sistemi coerenti e basati sui dati.

Il commento di LHH Italia

“Per anni si è pensato che la sfida fosse principalmente attrarre e trattenere talenti. Oggi il vero tema è riuscire ad attivarli. Le organizzazioni che sanno identificare e valorizzare le competenze, favorire la mobilità interna e sviluppare leadership preparate al cambiamento, non stanno semplicemente migliorando i processi HR: stanno costruendo un vantaggio competitivo concreto per il business”, ha commentato Luca Semeraro, Amministratore Delegato di LHH Italia.

“Le aziende più avanzate stanno costruendo sistemi integrati che mettono in connessione competenze, mobilità interna, leadership e dati. In un contesto di trasformazione continua, la capacità di attivare il talento sta diventando uno dei principali fattori di creazione di valore per le organizzazioni”, ha aggiunto Semeraro.

Il report evidenzia infine come il futuro del lavoro non dipenda più esclusivamente dalla capacità delle persone di adattarsi, ma dalla capacità delle organizzazioni di far evolvere i propri sistemi. Senza questo passaggio, la preparazione dei lavoratori rischia di rimanere in larga parte inutilizzata, ampliando ulteriormente la distanza tra competenze disponibili e performance aziendale.

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