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GDO e AI agentiva, il futuro del retail secondo Grocery Connect

Dal Grocery Connect di Retail Hub emerge la GDO che cambia: AI agentiva, autonomous store italiani da un milione di euro e fedeltà ripensata tra sei insegne diverse.

Il cliente non è più fedele a una sola insegna, l’intelligenza artificiale entra concretamente nei processi della grande distribuzione organizzata e gli autonomous store italiani dimostrano di funzionare dove Amazon ha fallito. È la fotografia emersa dal Grocery Connect, l’evento di punta organizzato da Retail Hub — tech company che connette startup e corporate per accelerare la trasformazione del retail a livello internazionale — che ha riunito retailer, manager, startup e innovatori per fare il punto sui trend che stanno ridefinendo il futuro della GDO.

Sul palco i grandi player della distribuzione italiana

L’evento ha visto alternarsi sul palco i manager dei principali attori della grande distribuzione: DAO Cooperativa, Conad, Coop, Gruppo Finiper, Selex, Etruria Retail, Sogegross, Penny, CDS Gruppo Romano e PrestoFresco. A guidare i lavori Massimo Volpe, founder e CEO di Retail Hub, e Stefano Motta, Chief Operating Officer di Retail Hub.

Il quadro che ne emerge è quello di un settore in piena trasformazione, che investe profondamente il rapporto con il cliente, la gestione del punto vendita, la logistica, il lavoro umano e il concetto stesso di fidelizzazione. La parola chiave che sintetizza la direzione del settore è una sola: rilevanza.

Fedeltà addio: il consumatore frequenta fino a sei insegne diverse

Il consumatore contemporaneo frequenta in media quattro, cinque o anche sei insegne diverse. La sfida per i retailer non è più trattenerlo “per sempre”, ma riuscire a essere rilevanti ogni singola volta. Uno dei temi più discussi è stato il superamento della loyalty tradizionale: carte fedeltà, punti e promozioni non bastano più se il retailer non riesce a costruire un rapporto autentico con il cliente, fondato su fiducia, relazione e capacità di interpretarne i bisogni reali.

In questo contesto, la private label smette di essere solo una leva di convenienza e diventa strumento identitario e relazionale. In alcuni casi rappresenta già oltre la metà del fatturato di alcune insegne, mentre il prodotto locale si trasforma in un elemento distintivo: alcune aziende stanno supportando i piccoli produttori del territorio nello sviluppo delle ricette, nel packaging e nei processi di qualità.

L’AI agentiva entra nella filiera retail

Alberto Mattiello, Head of Innovation di Retail Hub, ha spiegato che il settore sta entrando nell’era delle AI agentiche: sistemi capaci non soltanto di generare contenuti, ma di agire concretamente su software, dati e processi aziendali. Lo scenario futuro delineato da Mattiello include AI in grado di navigare il web e costruire automaticamente carrelli della spesa, dashboard intelligenti per l’analisi dei punti vendita, software creati su misura dalle aziende stesse e personal AI che aiuteranno le persone a scegliere cosa acquistare in base alle proprie abitudini, stato di salute e obiettivi alimentari.

Un dato significativo: il traffico generato dalle AI verso gli e-commerce sarebbe già quadruplicato anno su anno, segnale di una trasformazione che procede a ritmo sostenuto.

Smart cart, self-checkout e refrigerazione: le startup protagoniste

Tra le startup presentate al Grocery Connect, Mira ha sviluppato Solo, una soluzione di self-checkout autonomo basata su computer vision ed edge AI, con l’obiettivo di eliminare la scansione tradizionale dei codici a barre. Cust2Mate ha presentato la sua tecnologia di smart cart, sostenendo che il momento più importante dell’esperienza d’acquisto non sia più la cassa, ma il corridoio del supermercato: i nuovi carrelli intelligenti identificano il cliente, monitorano il contenuto in tempo reale, propongono offerte personalizzate e riducono le code alle casse.

Youtiligent ha invece sviluppato una piattaforma AI per monitorare e ottimizzare i sistemi di refrigerazione nel food retail. Presente anche Agade, startup italiana deep-tech che sviluppa esoscheletri intelligenti per il mondo del lavoro, pensati per ridurre la fatica fisica, prevenire disturbi muscolo-scheletrici e migliorare sicurezza ed efficienza nelle attività manuali ripetitive.

Gli autonomous store italiani funzionano: il caso DAO supera il milione di euro

Uno dei momenti più significativi dell’evento ha riguardato gli autonomous store. Mentre Amazon ha archiviato il suo progetto di negozi autonomi, in Italia la tecnologia dimostra di funzionare. Il caso dei punti vendita sviluppati da DAO Cooperativa insieme a Retail Hub, avviato nel novembre 2023, ha portato nel paese uno dei modelli di retail tecnologicamente più avanzati.

Il primo store autonomo aperto a Verona ha superato la fase della semplice “curiosity experience”, trasformandosi in un vero negozio di prossimità: nei primi mesi del 2026 ha registrato oltre un milione di euro di fatturato in circa 200 metri quadrati e centinaia di migliaia di scontrini. Il secondo store, aperto a Trento, sta crescendo con performance ancora superiori.

Il supermercato del futuro: esperienziale, ibrido e radicato nel territorio

Più il retail diventa tecnologico, più tornano centrali le persone e il territorio. La vera differenza competitiva continua a essere rappresentata dalla relazione umana, dalla capacità di conoscere il cliente e dal presidio territoriale. Il concetto di prossimità è emerso con forza: non soltanto come vicinanza geografica, ma come capacità di interpretare davvero il territorio, adattando assortimenti, prodotti e servizi ai bisogni specifici delle comunità locali.

Il supermercato del futuro non potrà più limitarsi a vendere prodotti. Sempre più retailer stanno lavorando su format ibridi che integrano ristorazione, corner esperienziali, bakery, pizzerie, skincare experience e shop-in-shop, trasformando il punto vendita in uno spazio relazionale e di permanenza. Un modello in cui tecnologia e umanità non si escludono, ma si rafforzano a vicenda.

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