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Falsi miti sull’e-commerce sfatati da Glint

Glint sfata 6 falsi miti sull’e-commerce: dalla sicurezza dei pagamenti al post-vendita, ecco cosa credono (erroneamente) consumatori e aziende.

I falsi miti sull’e-commerce continuano a condizionare tanto le scelte dei consumatori quanto le strategie delle aziende. A fotografare il fenomeno è Glint, digital company milanese specializzata nella realizzazione di soluzioni e-commerce su misura, che ha chiuso il periodo con un incremento del 77% delle vendite gestite per i propri clienti, raggiungendo i 14,2 milioni di euro di fatturato. Sulla base dell’esperienza diretta con i suoi partner, l’azienda ha identificato sei luoghi comuni che distorcono la percezione del commercio digitale.

Un mercato in crescita, ma ancora pieno di pregiudizi

Comprare online è ormai un gesto quotidiano per milioni di italiani. Le previsioni indicano che entro la fine del 2026 la spesa media giornaliera in Italia raggiungerà circa 182 milioni di euro. Eppure, nonostante la diffusione capillare dello shopping digitale, molte convinzioni legate all’e-commerce restano ancorate a stereotipi superati o semplicemente errati.

Glint, parte del gruppo The Next Generation Platform (TNGP) e fondata da Pietro Gerolimetto ed Enrico Tovaglieri, entrambi Co-founder e CEO, ha analizzato i principali falsi miti che caratterizzano il settore, offrendo una lettura più aderente alla realtà attuale.

Mito 1: “Online costa sempre meno”

Per anni il commercio digitale è stato sinonimo di risparmio e promozioni convenienti. Lo scenario attuale racconta però qualcosa di diverso: il consumatore moderno, pur attento al prezzo, privilegia sempre più l’efficienza logistica e l’immediatezza del servizio. Dietro uno store online esistono costi strutturali rilevanti — dalla logistica al marketing, fino all’assistenza clienti — che rendono sempre meno sostenibile una competizione basata esclusivamente sul ribasso dei prezzi.

Mito 2: “I pagamenti online non sono sicuri”

La diffidenza verso le transazioni digitali rimane uno dei timori più diffusi tra i consumatori. Tuttavia, crittografia avanzata, autenticazione biometrica e verifiche multilivello hanno reso gli acquisti online estremamente protetti, almeno sui siti attendibili. È vero che le frodi globali legate all’e-commerce sono destinate a crescere — si stima che raggiungeranno i 100 miliardi di dollari entro il 2029, rispetto ai circa 44 miliardi del 2024 — ma i rischi principali derivano da comportamenti poco consapevoli, come affidarsi a portali non trasparenti o cedere ad offerte irrealistiche.

Un primo indicatore di affidabilità è la presenza del protocollo HTTPS nella barra dell’indirizzo, insieme ai dati societari visibili a fondo pagina.

Mito 3: “Aprire un e-commerce basta per vendere”

Considerare uno store online una semplice vetrina digitale è uno degli errori più frequenti tra le aziende che si affacciano al commercio digitale. In realtà, un e-commerce richiede investimenti continui e una gestione costante, sia dal punto di vista tecnologico sia da quello dell’esperienza utente. Pagine lente, processi di checkout farraginosi o costi nascosti mostrati solo alla fine del percorso d’acquisto sono ancora oggi tra le principali cause di abbandono del carrello.

Mito 4: “L’online sostituirà completamente il negozio fisico”

Il dibattito tra retail tradizionale ed e-commerce è stato spesso presentato come una contrapposizione irrisolvibile. I modelli più efficaci, invece, si stanno evolvendo verso una integrazione tra fisico e digitale. L’esempio più rappresentativo è il click & collect: il servizio che consente di acquistare online e ritirare il prodotto in negozio, generando traffico diretto al punto vendita fisico.

Mito 5: “Le recensioni bastano per capire se un sito è affidabile”

Le recensioni online restano uno strumento utile, ma non sempre sufficiente per valutare l’affidabilità di un e-commerce, anche a causa della diffusione di strumenti in grado di falsificarle. Affidarsi a piattaforme esterne di valutazione dei brand è quindi consigliabile. Un suggerimento pratico: leggere le recensioni a tre stelle, solitamente le più dettagliate e oneste, aiuta a individuare i commenti reali con maggiore facilità.

Mito 6: “L’esperienza d’acquisto termina con il pagamento”

Molte aziende investono budget significativi per accompagnare il cliente fino all’acquisto, trascurando però completamente il post-vendita. Un servizio clienti lento o assente, la mancanza di un tracciamento chiaro della spedizione, una gestione complessa dei problemi logistici: basta uno di questi elementi per compromettere l’intera esperienza. Senza contare che mantenere un cliente già acquisito costa decisamente meno che conquistarne uno nuovo.

La voce di Glint: tecnologia e relazione al centro

Pietro Gerolimetto, Co-founder & CEO di Glint, sintetizza così la doppia prospettiva del problema: “Quotidianamente ci confrontiamo con consumatori e aziende che, in base alle diverse esigenze, ci raccontano le loro convinzioni spesso infondate sull’e-commerce. Per i consumatori è imprescindibile che un sito online garantisca la massima sicurezza nel momento del pagamento, e con la tecnologia di oggi è possibile rimuovere questo timore.”

“D’altra parte, le aziende pensano che basti mettere online un sito per vendere i loro prodotti: non è così. Il processo di acquisizione del cliente, la relazione e il post-vendita sono momenti fondamentali che un brand di successo deve curare minuziosamente”, aggiunge Gerolimetto.

Glint è un’agenzia milanese specializzata nella progettazione e nello sviluppo di soluzioni e-commerce su misura, con un focus particolare su progetti scalabili basati su Shopify Plus. Fondata da Pietro Gerolimetto ed Enrico Tovaglieri, supporta brand e aziende nell’evoluzione digitale dei loro canali di vendita, unendo strategia, tecnologia e design all’interno dell’ecosistema The Next Generation Platform.

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