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Consulente del lavoro, la professione del futuro per giovani

Consulente del lavoro: da esperto di buste paga a strategist aziendale. Furfaro spiega le 5 competenze chiave per i futuri professionisti.

Il consulente del lavoro tra le professioni con maggiori prospettive per gli studenti

Con le immatricolazioni universitarie ormai imminenti, migliaia di diplomati e le loro famiglie si trovano a valutare quali percorsi di studio offrano le migliori prospettive professionali. Tra le figure che stanno vivendo una trasformazione profonda c’è il consulente del lavoro, professione che sta abbandonando la tradizionale immagine legata alla sola gestione amministrativa per diventare un punto di riferimento strategico per le imprese. A tracciare il quadro è Luca Furfaro, consulente del lavoro torinese ed esperto di welfare e organizzazione aziendale.

“Molti giovani e le loro famiglie immaginano ancora il consulente del lavoro come il professionista che si occupa esclusivamente di elaborare buste paga e adempimenti burocratici”, spiega Furfaro. “In realtà, oggi siamo chiamati ad affiancare le imprese nelle decisioni più delicate e strategiche, che riguardano direttamente la gestione delle persone, l’ottimizzazione dell’organizzazione interna e l’innovazione tecnologica.”

Il percorso di studi per diventare consulente del lavoro

La professione unisce competenze di economia, diritto e relazioni umane in un percorso fortemente multidisciplinare. Per accedervi è necessario conseguire una laurea in discipline economico-giuridiche, come scienze politiche, giurisprudenza o economia, e successivamente svolgere un periodo di praticantato di 18 mesi, avviabile anche durante l’ultimo anno di corso grazie a specifiche convenzioni universitarie.

Il passaggio finale prevede il superamento dell’esame di Stato per l’iscrizione all’Albo professionale. Un iter articolato che, secondo Furfaro, porta a una professione con margini di crescita significativi per chi sa aggiornare costantemente le proprie competenze.

Le cinque competenze chiave per il futuro della professione

Secondo l’analisi di Furfaro, cinque sono le competenze destinate a fare la differenza per i giovani che scelgono oggi questo percorso professionale.

1. Interpretare una normativa in continua evoluzione

Il quadro normativo italiano ed europeo cambia a una velocità senza precedenti, come dimostrano le sfide introdotte dalla Direttiva UE sulla trasparenza salariale. Il valore del professionista del futuro non risiederà nella semplice applicazione burocratica delle leggi, ma nella capacità di interpretarle tempestivamente e tradurle in soluzioni organizzative e contrattuali su misura.

2. Comprendere l’impatto dell’intelligenza artificiale sul lavoro

L’intelligenza artificiale sta trasformando i processi di gestione delle risorse umane, dalla selezione del personale all’automazione amministrativa fino all’analisi dei dati. “Il consulente del lavoro del futuro non subirà la tecnologia, ma guiderà le aziende nella sua adozione”, sottolinea Furfaro. “Il nostro compito sarà garantire che l’integrazione degli algoritmi avvenga nel pieno rispetto delle tutele dei lavoratori, in conformità con la normativa e garantendo l’etica e l’equità dei processi organizzativi.”

3. Progettare welfare aziendale e benessere organizzativo

In un mercato segnato da forte mismatch di competenze e dalla necessità di contrastare turnover e job hopping, attrarre e trattenere i talenti è diventata una priorità per le PMI. Il consulente del lavoro assume un ruolo determinante nel progettare piani di welfare aziendale personalizzati, accordi di smart working e politiche di flessibilità che migliorino il clima interno e la produttività.

4. Leggere e analizzare i dati per supportare le decisioni aziendali

Costo del lavoro, tassi di assenteismo, produttività e indicatori legati al ricambio generazionale sono dati fondamentali per comprendere lo stato di salute di un’organizzazione. La capacità di estrarre e interpretare questi dati permetterà al consulente di agire come un vero e proprio data-driven advisor a supporto del management.

5. Agire come consulente strategico e negoziatore

Accanto alle competenze tecnico-giuridiche, le soft skills faranno la differenza. Capacità di ascolto, intelligenza relazionale, problem solving e attitudine alla negoziazione sindacale sono doti essenziali per gestire le relazioni industriali e mediare tra le esigenze aziendali e quelle dei lavoratori.

L’impatto sociale ed economico della professione in Italia

I dati di categoria confermano il peso economico e sociale dei consulenti del lavoro in Italia: gli iscritti assistono quotidianamente oltre 1,8 milioni di imprese, coprendo circa l’80% delle aziende private del Paese, gestiscono circa 8,5 milioni di rapporti di lavoro e offrono tutela a oltre 10 milioni di cittadini. Un dato però desta attenzione: il 63% dei giovani professionisti under 35, privi di eredità professionale, abbandona la libera professione entro cinque anni.

“Per chi oggi si trova a decidere del proprio futuro accademico, questa professione rappresenta una straordinaria opportunità”, conclude Furfaro. “È una carriera dinamica, multidisciplinare, ricca di sfide intellettuali e relazionali. Soprattutto, è un ruolo ad altissimo valore sociale ed etico, che ci vede agire come garanti della legalità e dell’equilibrio nei rapporti di lavoro, un presidio di civiltà che nessuna piattaforma digitale o automazione potrà mai sostituire. Il nostro studio, ad esempio, si sta espandendo in tutta Italia ed ha la necessità di partner come giovani abilitati e piccoli studi che vogliano entrare nel network.”

Chi è Luca Furfaro

Laureato in scienze politiche all’Università degli studi di Torino, Luca Furfaro è autore di numerosi testi in materia giuslavoristica, tra cui “Welfare aziendale”, “Codice del lavoro”, “Decreto dignità, le questioni controverse” e “Assunzioni agevolate, le misure per la riduzione del costo del personale”, tutti pubblicati da Giuffrè Editore. Collabora abitualmente con testate e case editrici specializzate come Eutekne Editore, Il Sole 24Ore e Buffetti Editore.

È stato docente del Master con apprendistato in Alta Formazione dell’Università degli studi di Torino in Consulenza del lavoro e ha ricoperto la carica di Presidente dell’Associazione Giovani Cdl Torino e di Consigliere dell’Ordine dei Consulenti del lavoro di Torino. Attualmente è segretario generale e coordinatore del CTS della Fondazione Studi Cdl di Torino, oltre che membro del comitato tecnico scientifico dell’Associazione Italiana Nomadi Digitali. Il suo studio è stato premiato per quattro anni consecutivi al Welfare Index PMI per le misure di welfare adottate ed è stato inserito nel Ranking di Leaders League tra i 30 studi professionali a livello nazionale specializzati in Payroll, oltre che nei 100 Best In Class promosso da Teamsystem e Forbes.

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