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Burnout e resilienza organizzativa, l’evento Lundbeck 2026

Lundbeck Italia riunisce esperti e leader aziendali per affrontare burnout e resilienza organizzativa: il benessere mentale diventa una scelta strategica.

Il burnout non è più soltanto una condizione individuale: è un segnale che rivela lo stato di salute delle organizzazioni, la qualità delle relazioni interne e la sostenibilità dei modelli di lavoro. Partendo da questa consapevolezza, Lundbeck Italia ha promosso a Milano l’evento “Benessere sostenibile. Oltre il burnout, verso nuove forme di resilienza organizzativa”, riunendo leader aziendali, esperti di wellbeing e professionisti delle risorse umane in un confronto aperto sul futuro del lavoro.

I dati che pesano: pressione lavorativa e salute mentale in Italia

Il contesto da cui muove l’iniziativa è tutt’altro che rassicurante. Secondo l’indagine OSH Pulse 2025 dell’Agenzia europea per la sicurezza e la salute sul lavoro (EU-OSHA), il 40% dei lavoratori italiani dichiara di essere esposto a forti pressioni o sovraccarichi di lavoro. Ancora più significativo è un altro dato: il 43% ritiene che parlare della propria salute mentale possa avere un impatto negativo sulla carriera.

Questi numeri fotografano un clima in cui il disagio psicologico resta spesso sommerso, con conseguenze dirette sulla produttività, sulla motivazione e sulla qualità delle relazioni nei luoghi di lavoro. Il benessere mentale si conferma così come una delle sfide centrali per le organizzazioni contemporanee.

Un percorso in quattro tappe nato dal Milan Longevity Summit

L’evento del 25 giugno, tenutosi a Casa Lundbeck a Milano, rappresenta la seconda tappa di un percorso articolato in quattro incontri. Il progetto è nato dal panel “Work & Burnout: Redesigning Organizational Resilience”, realizzato nell’ambito del Milan Longevity Summit 2026, con l’obiettivo di ampliare il dibattito sul ruolo delle imprese nella promozione del benessere e nella costruzione di ambienti di lavoro più sostenibili.

Il percorso proseguirà con una terza tappa in autunno e si concluderà con un momento di restituzione finale, in cui verranno presentate le principali evidenze emerse, nell’ambito della prossima edizione del Milan Longevity Summit. Il tema si intreccia direttamente con la riflessione sulla longevità: non solo come durata della vita, ma come qualità del tempo vissuto e lavorato.

Resilienza organizzativa: una competenza strategica, non un optional

A rafforzare l’urgenza del tema arriva anche il Resilience Pulse Check del World Economic Forum, secondo cui l’84% delle organizzazioni ritiene di non essere sufficientemente preparato ad affrontare le future disruption. Un dato che sposta il concetto di resilienza dal piano individuale a quello sistemico: non più una dote personale, ma una competenza strategica collettiva.

Tiziana Mele, Managing Director di Lundbeck Italia, ha inquadrato la questione con chiarezza: «Parliamo di un tema di leadership, di governance e di competitività e le organizzazioni che sapranno integrarla nella propria strategia, saranno quelle capaci di generare valore e costruire una crescita sostenibile nel tempo».

Il panel: voci e prospettive a confronto

La conversazione è stata moderata da Carola Salvato, Founder & CEO di KEA Connecta e Ambassador per la Salute Mentale. Al tavolo si sono seduti relatori con background e punti di vista differenti, capaci di offrire una lettura multidimensionale del fenomeno burnout:

  • Chiara Bacilieri, Marketing, Communication & Innovation Director, Mindwork
  • Francesco Finazzi, Founder, MYNDOOR
  • Tiziana Mele, Managing Director, Lundbeck Italia
  • Manuela Miragoli, Human Resources Leader, IBM Italy
  • Mattia Sciutti, Leadership & Team Effectiveness Manager, Gruppo Nestlé Italia

Dal confronto è emersa una visione condivisa: il benessere organizzativo non può essere trattato come un benefit accessorio né come una risposta emergenziale al disagio. È una scelta di leadership, una responsabilità condivisa e un fattore sempre più rilevante per la competitività e la capacità di generare valore nel lungo periodo.

Verso una cultura del benessere sostenibile

Le diverse prospettive portate dai relatori hanno contribuito a ridefinire il burnout non solo come fenomeno da prevenire o contenere, ma come indicatore utile per ripensare modelli di leadership, sistemi di welfare, cultura manageriale e design organizzativo.

L’obiettivo finale dell’iniziativa va oltre la semplice analisi delle strategie anti-burnout: punta alla costruzione di una cultura del benessere sostenibile, capace di progettare contesti in cui le persone possano stare bene, sviluppare il proprio potenziale e contribuire nel tempo alla crescita delle organizzazioni e della società.

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