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Morìa del kiwi, cinque anni di ricerca Zespri per l’Italia

Morìa del kiwi: 5 anni di ricerca Zespri svelano il ruolo del suolo e dell’acqua per salvare gli impianti colpiti.

Morìa del kiwi: cinque anni di ricerca per una minaccia che ha colpito oltre 8.000 ettari in Italia

La morìa del kiwi (KVDS, Kiwifruit Vine Decline Syndrome) ha ridotto negli ultimi anni di oltre 8.000 ettari le superfici coltivate in Italia, trasformandosi in una delle principali minacce per un settore che rappresenta un’eccellenza dell’agricoltura nazionale. Dopo cinque anni di ricerca coordinata da Zespri insieme a università, centri di ricerca e produttori, il settore dispone oggi di nuove conoscenze e strumenti concreti per affrontare il fenomeno con maggiore efficacia.

I risultati sono stati presentati durante il secondo Open Day del progetto KVDS, promosso da Zespri insieme a università, centri di ricerca e organizzazioni di produttori. L’evento si è svolto lo scorso 11 giugno presso l’IIS San Benedetto di Latina per la sessione tecnica, e presso l’Azienda Agricola Madre Terra di Doganella di Ninfa per le attività dimostrative in campo.

Dalla ricerca alle soluzioni in campo

Negli ultimi cinque anni Zespri ha investito oltre un milione di euro in un programma di ricerca sviluppato insieme ai partner della filiera italiana e a un network composto da Università della Basilicata, CREA, i.Ter, Università di Bari, Karposia e altri enti di ricerca.

Durante l’Open Day, i professori Bartolomeo Dichio, Alba Mininni e Adriano Sofo dell’Università della Basilicata hanno illustrato i risultati delle attività svolte negli ultimi anni. Una maggiore comprensione delle relazioni tra suolo, acqua, apparato radicale e fisiologia della pianta ha permesso di individuare nuove strategie e pratiche agronomiche per contrastare il fenomeno.

La salute del suolo al centro della lotta alla morìa

Uno dei risultati più significativi emersi dal progetto riguarda il ruolo della salute del suolo. Le attività di ricerca hanno confermato che la morìa non è riconducibile a patogeni responsabili della malattia, ma è il risultato di un processo complesso in cui la degradazione della struttura del terreno, gli eccessi idrici e la carenza di ossigeno a livello radicale svolgono un ruolo determinante.

In queste condizioni, si possono innescare processi di disbiosi che favoriscono l’aumento di funghi e batteri patogeni normalmente presenti nel terreno, i quali possono contribuire ad aggravare il problema accelerando il declino delle piante. I risultati della ricerca indicano che la gestione della sostanza organica, la tutela della biodiversità microbica, la conservazione della struttura del suolo e la corretta gestione dell’irrigazione rappresentano le leve principali per aumentare la resilienza degli impianti.

Acqua e irrigazione: la gestione fa la differenza

Un altro filone importante di ricerca ha riguardato la gestione dell’acqua, considerata oggi una delle variabili più importanti per la salute degli impianti di kiwi. Le sperimentazioni hanno evidenziato come un’irrigazione eccessiva possa favorire condizioni di stress radicale e contribuire all’insorgenza o all’aggravamento dei sintomi della morìa.

Al contrario, una gestione più precisa e calibrata sulle effettive esigenze delle piante può contribuire a migliorare la funzionalità dell’apparato radicale e la resilienza dell’impianto. Le prove hanno inoltre dimostrato che una corretta strategia irrigua può svolgere un ruolo importante non solo nella prevenzione, ma anche nel recupero degli impianti quando il fenomeno viene intercettato nelle sue fasi iniziali.

Nuove varietà per affrontare le sfide future

Le attività sperimentali hanno inoltre evidenziato il potenziale di nuovi portainnesti, tra cui il portainnesto Bounty, che hanno mostrato una maggiore tolleranza agli stress ambientali e agli eccessi idrici. Pur rappresentando un’opportunità interessante per il futuro della coltura, i risultati confermano che nessuna innovazione genetica può sostituire una corretta gestione del suolo e dell’acqua, elementi che rimangono alla base della sostenibilità degli impianti.

Innovazione e sostenibilità per il kiwi italiano

Le evidenze emerse dal progetto KVDS rafforzano una convinzione condivisa da ricercatori e produttori: il futuro del kiwi passa attraverso una gestione sempre più sostenibile delle risorse naturali e una maggiore attenzione alla salute del suolo. Migliorare la fertilità biologica dei terreni, ottimizzare l’utilizzo dell’acqua e adottare pratiche agronomiche più attente agli equilibri dell’ecosistema significa non solo contrastare la morìa, ma anche costruire impianti più resilienti e capaci di adattarsi alle nuove condizioni climatiche.

“Cinque anni fa la morìa rappresentava un fenomeno ancora poco compreso. Oggi disponiamo di conoscenze molto più solide che ci permettono di supportare i produttori con indicazioni tecniche concrete e basate sull’evidenza scientifica. Il nostro obiettivo è continuare a trasformare la ricerca in innovazione applicata, contribuendo a rendere la coltivazione del kiwi sempre più resiliente e sostenibile”, ha dichiarato Dario Vegetti, Head of Innovation & Productivity per l’Emisfero Nord di Zespri.

Prospettive future

Alla luce dei risultati emersi, il progetto proseguirà con nuove attività sperimentali dedicate alla gestione irrigua di precisione, allo studio dei portainnesti e all’approfondimento delle relazioni tra salute del suolo, biodiversità e resilienza degli impianti.

Attraverso la collaborazione con il mondo della ricerca e con i produttori, Zespri continuerà a investire nello sviluppo di soluzioni innovative per contribuire alla sostenibilità e alla competitività della filiera del kiwi in Italia e in Europa.

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