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Investire nell’intelligenza artificiale: i giovani puntano sulle private

Il 36% degli acquisti azionari dei 18-24enni riguarda l’AI. Cresce l’interesse per le aziende private, ma tra rischi e informazione serve cautela.

I giovani che vogliono investire nell’intelligenza artificiale non guardano soltanto ai colossi già quotati come Nvidia. Una parte delle nuove generazioni si interessa anche alle aziende private che sviluppano modelli di AI, infrastrutture di calcolo ed energia, cercando di intercettare la prossima big tech prima del debutto in Borsa.

Il peso dell’AI negli acquisti azionari dei più giovani

Secondo l’Autorità europea degli strumenti finanziari e dei mercati (ESMA), nel 2025 il 36% degli acquisti azionari degli investitori tra i 18 e i 24 anni ha riguardato società legate all’intelligenza artificiale. La quota sale al 37% per la fascia tra i 25 e i 39 anni, mentre tra gli investitori con più di 70 anni si ferma al 14%.

L’analisi mostra anche che, nell’ultimo trimestre del 2025, un messaggio su cinque sui social media dedicato alle azioni menzionava aziende legate all’AI. Si tratta di un interesse marcato, ma non necessariamente di una strategia uniforme: gli acquisti rilevati da ESMA non equivalgono alla quota complessiva dei portafogli investita nell’intelligenza artificiale.

Dalla Borsa alle società private

La crescita dell’attenzione per l’AI si intreccia con un interesse più ampio verso i mercati privati, dove le aziende possono raccogliere capitali senza essere quotate. Questi investimenti possono però comportare rischi diversi rispetto agli strumenti negoziati sui mercati pubblici: minore liquidità, valutazioni più complesse e tempi di uscita incerti.

Un’indagine di S&P Global pubblicata nel maggio 2026 rileva che oltre il 75% degli investitori istituzionali intervistati, i cosiddetti limited partners, prevede di destinare capitali all’intelligenza artificiale nei dodici mesi successivi. La ricerca stima inoltre che gli investimenti globali nell’AI siano saliti a 235 miliardi di dollari nel 2025, contro i 109 miliardi dell’anno precedente.

Il caso Akka: giovani e aziende AI non quotate

Akka è una piattaforma fondata in Francia nel 2024 che permette ai propri membri di accedere a investimenti in aziende private. Secondo i dati aziendali, il 78% degli investitori della community ha meno di 40 anni. Nel 2026, le società legate all’intelligenza artificiale hanno rappresentato il 30% del capitale investito attraverso l’app.

Tra le realtà citate da Akka nel proprio portafoglio figurano:

  • Anthropic, sviluppatrice del modello Claude;
  • Perplexity, attiva nella ricerca basata sull’AI;
  • Multiverse Computing, che lavora sull’ottimizzazione dei modelli;
  • Crusoe, specializzata in infrastrutture di calcolo;
  • Aalo Atomics, impegnata nello sviluppo di piccoli reattori nucleari.

«L’interesse per l’intelligenza artificiale non riguarda soltanto i nomi già presenti sui mercati azionari. Alcuni investitori vogliono capire anche quali imprese sviluppano la tecnologia e le infrastrutture che la rendono possibile. È un interesse che richiede informazione, consapevolezza e una valutazione attenta dei rischi: l’accesso a un investimento non significa che sia adatto a tutti», ha dichiarato Thomas Rebaud, CEO di Akka.

Informazione e consapevolezza nelle scelte d’investimento

L’attenzione per l’AI si accompagna a quella verso le informazioni che circolano online. Nella stessa analisi, ESMA rileva che tra i messaggi sui social media relativi alle azioni AI nell’ultimo trimestre del 2025, il 35% aveva un sentiment positivo e il 25% negativo. La presenza di un tema nei dibattiti digitali non è quindi, di per sé, una valutazione della sua qualità o delle prospettive di investimento.

Per chi investe, comprendere il modello di business di un’azienda, le sue fonti di ricavo, il contesto competitivo e i rischi resta un passaggio essenziale. Vale ancora di più per le società private, per le quali le informazioni disponibili possono essere meno accessibili rispetto a quelle delle imprese quotate.

Su questo fronte Akka ha integrato nella propria app un assistente basato sull’intelligenza artificiale, Daniel, pensato per rispondere a domande sulle aziende e aiutare a comprenderle. Secondo la società, lo strumento non formula raccomandazioni su cosa acquistare, ma fornisce informazioni utili a valutare le opportunità.

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