Ricerca online su TikTok: come cambia il percorso d’acquisto
TikTok non sostituisce Google ma cambia il percorso d’acquisto: ecco come si divide la ricerca online e i 5 consigli per farsi trovare dai clienti.
La ricerca online su TikTok non cancella Google, ma ne cambia il ruolo all’interno del percorso d’acquisto. In occasione del World Internet Day del 29 ottobre, che ricorda la prima trasmissione dati della storia su ARPANET nel 1969, Dietro Ogni Comunicazione analizza la frammentazione della ricerca contemporanea. L’agenzia TikTok siciliana è nata nel 2024 con la missione di innovare il mercato pubblicitario attraverso il potere dello storytelling.
Tre dimensioni della ricerca online: motori, intelligenza artificiale e social
Secondo l’analisi dell’agenzia, TikTok si inserisce in un ecosistema in cui ogni canale risponde a un bisogno specifico. La ricerca odierna si articola in tre dimensioni distinte.
I motori di ricerca tradizionali restano il riferimento per l’informazione veloce e ufficiale fornita dall’azienda. L’Intelligenza Artificiale risponde alle domande più complesse e offre sintesi approfondite. I social e i formati verticali presidiano invece la riprova sociale e il momento decisivo dell’acquisto.
«TikTok non ha sostituito Google: oggi la ricerca è divisa tra motori di ricerca convenzionali, intelligenza artificiale e social, e ognuno ha un compito preciso. Su Google si cerca l’informazione rapida e ufficiale, all’AI si chiede l’analisi complessa. Nei video verticali si cerca invece la conferma: testimonianze autentiche, casi d’uso concreti, persone simili a noi che hanno già testato una soluzione. È esattamente il momento in cui si decide l’acquisto, ed è lì che un brand deve farsi trovare», afferma Gabriella Bonanno, Content Strategist di Dietro Ogni Comunicazione.
Cosa dice l’indagine di Adobe Express
Lo scenario trova conferma nei dati dell’indagine di Adobe Express, intitolata “Using TikTok as a search engine”. Dallo studio emerge che un utente su due integra ormai TikTok nelle proprie ricerche, ma solo il 4% della Gen Z lo preferisce in senso assoluto a Google.
Sulle piattaforme video il pubblico non cerca risposte asettiche. Vuole pareri autentici, esperienze pratiche e coerenza con i valori del brand. Per le aziende la leva più efficace è quindi lo storytelling verticale: contenuti costruiti attorno a problemi comuni, che posizionano il marchio come soluzione senza scivolare nell’autoreferenzialità.
Dalla ricerca all’acquisto: i 5 consigli strategici per i brand su TikTok
Dietro Ogni Comunicazione sintetizza in cinque punti il metodo per posizionare il brand come soluzione su TikTok.
1. Partire da una domanda o da un problema reale
La base di ogni video deve essere un’esigenza concreta: un dubbio, un ostacolo o una difficoltà che il prodotto o l’azienda può risolvere, anche solo in parte. Il centro del messaggio non è l’autocelebrazione, ma l’utilità per chi guarda.
2. Rendere il problema condivisibile ed empatico
Il racconto va impostato in modo che il maggior numero possibile di utenti possa immedesimarsi nella situazione descritta. In questo modo la portata si allarga anche a chi è semplicemente vicino al target di riferimento. Più il tema è comune, più il contenuto diventa virale e condivisibile.
3. Presidiare la SEO su tre livelli nei primissimi secondi
Le parole chiave strategiche devono comparire fin dai primi istanti su tre piani distinti: pronunciate a voce, scritte chiaramente a schermo e inserite nella descrizione del post.
4. Superare i 10 secondi andando dritti allo specifico
Una volta catturata l’attenzione con il problema generale, dopo i primi 10 secondi bisogna entrare nel vivo della soluzione. È il momento di spiegare nel dettaglio il funzionamento del servizio, mostrare come si risolve l’ostacolo e qualificare il pubblico, rivolgendosi a chi ha un interesse concreto.
5. Intrattenere
Un video funziona solo se affronta il problema da un punto di vista originale e restituisce un valore reale all’utente. TikTok e i formati verticali competono direttamente con i palinsesti televisivi e con le piattaforme on demand come Netflix o Prime Video: non sono semplici bacheche social né cartelloni pubblicitari.
Chi non adatta il proprio linguaggio a quello dell’intrattenimento, avverte l’agenzia, è destinato a restare invisibile.