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Masters di golf e smartphone tra tradizione e fan engagement

Al Masters vige il divieto di smartphone, ma i tifosi restano connessi ovunque. Cosa insegna questo paradosso ai brand sul futuro del marketing sportivo.

Il Masters di golf è noto per molte cose: la tradizione, Augusta National, la giacca verde. Ma c’è una regola che, nell’era degli smartphone, lo rende un caso unico nel panorama sportivo mondiale: il divieto assoluto di telefoni cellulari. Un’anomalia che, secondo Kahlen Macaulay di Snap, rivela molto di più di quanto sembri sul rapporto tra tifosi, attenzione e tecnologia.

Un torneo senza schermi in un mondo di multi-screen

Ogni aprile, gli spettatori del Masters sono chiamati a lasciare i propri dispositivi fuori dal campo. Niente secondo schermo, niente chat di gruppo, niente condivisioni social. In un’epoca in cui lo sport viene vissuto tanto attraverso il telefono quanto dal vivo, si tratta di una scelta controcorrente.

Chi ha assistito di persona alla vittoria di Rory McIlroy — diventato solo il sesto giocatore nella storia a conquistare il Grand Slam — lo ha fatto in modo completamente presente, senza filtri digitali. Augusta National, il club che ospita il torneo, ricorda così al settore il valore dell’attenzione indivisa: il silenzio della folla, l’anticipazione collettiva, la presenza totale in un momento sportivo.

Come è cambiata l’esperienza del tifoso

Macaulay ricorda come, per gran parte della sua vita, seguire lo sport fosse un’esperienza passiva. «Ricordo di essermi riunito davanti alla TV con gli amici nel 2012, guardando il Chelsea vincere la Champions League in un emozionante spareggio ai rigori contro il Bayern Monaco. Assistere agli eventi in tempo reale con un’interazione limitata alla stanza in cui eravamo tutti.»

Oggi quella dinamica è profondamente mutata. I tifosi non si limitano a guardare: partecipano, commentano, condividono reazioni, seguono gli highlights e interagiscono con i creator, tutto mentre la partita è ancora in corso. I dispositivi multipli sono diventati la norma per qualsiasi appassionato di sport.

Il ruolo di Snapchat nell’engagement sportivo

Nel solo mercato britannico, oltre 23 milioni di persone usano Snapchat ogni mese, aprendo l’app circa 50 volte al giorno. Lo sport è al centro di questo comportamento: nove tifosi su dieci che usano Snapchat interagiscono con contenuti sportivi almeno una volta alla settimana. Il 67% degli utenti della piattaforma afferma che lo sport li aiuta a creare legami con amici e familiari, e più della metà utilizza l’app durante le partite in diretta.

«C’è un malinteso comune: si pensa che questo comportamento sempre connesso vada a scapito della presenza del pubblico», spiega Macaulay. «Si crede spesso che se i tifosi sono sul telefono, siano in qualche modo meno coinvolti. Ma non è affatto così.» I giovani appassionati vogliono essere immersi nel momento e condividerlo allo stesso tempo, reagendo in tempo reale e sentendosi parte di qualcosa di più grande.

Il golf nell’era digitale: tra tradizione e nuovi linguaggi

Il golf è tra gli sport con la tradizione più radicata al mondo. Ma negli ultimi anni ha saputo aprirsi a nuovi formati e nuovi pubblici. Dalla serie digitale Break 50 del due volte vincitore di major Bryson DeChambeau, ai clip comici di Fore Bros, fino al percorso di Mia Baker come golfista alle prime armi — capace di ispirare nuovi appassionati a imbracciare una mazza — il golf sta attraversando un momento di grande vitalità.

E anche Augusta National, pur mantenendo il divieto di smartphone sugli spalti, non ignora il potere del digitale. Dall’app ufficiale ai filtri Snapchat con bucket hat e gnomi, il club dimostra di avere una strategia di fan engagement digitale di primo livello. «Augusta National non fa le cose a metà», sottolinea Macaulay.

Il futuro del marketing sportivo: presenza e connessione non si escludono

Guardando al 2026, il Mondiale di calcio FIFA prevede pause d’acqua programmate al 22° minuto, creando momenti sincronizzati in cui milioni di tifosi si fermeranno contemporaneamente. «Questo non significa che l’attenzione scompaia… si sposta semplicemente», osserva Macaulay. Quei momenti collettivi genereranno picchi di attività online, trasformando la visione in conversazione e il tifo in cultura condivisa.

Per i brand, la sfida non è scegliere tra l’esperienza immersiva senza distrazioni e l’ambiente sempre connesso del secondo schermo. «Il futuro del marketing sportivo non riguarda la scelta dell’uno o dell’altro. Si tratta di capire come funzionano insieme e sapere quando i tifosi vogliono essere completamente presenti o fare un passo indietro.» Le strategie più efficaci non interromperanno il momento né entreranno in competizione con esso, ma lo completeranno in modo naturale.

Il lens Snapchat con il Gnome di Augusta National è citato da Macaulay come esempio emblematico: «Un’esperienza altamente condivisibile, divertente e immersiva che mette il brand del Masters al centro della conversazione senza alcun riferimento all’azione golfistica.»

Il Masters dimostra che la presenza — quella vera, fisica, non mediata — ha ancora un valore enorme, proprio perché è sempre più rara. E per i brand che vogliono conquistare la prossima generazione di tifosi, la lezione è chiara: «La sfida non è solo essere visti, ma capire quando farsi avanti e quando farsi da parte. L’attenzione non si perde quando i tifosi prendono in mano il telefono… diventa un’esperienza condivisa e potente.»

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