La Contrabbandiera, il film Menabrea firmato dall’agenzia Ark
Menabrea lancia “La Contrabbandiera”, film in 16mm senza sceneggiatura firmato Ark: una favola in bianco e nero per dire che il meglio non è sempre il più noto.
Un treno a vapore sferraglia tra le montagne. A bordo, un ufficiale in divisa timbra con furia burocratica un modulo intitolato “Birra Proibita”. Fuori dal vagone, una contrabbandiera mascherata sparisce su una strada aperta in sella a una moto, con una cassa di legno di birra di contrabbando legata al sidecar. Su una quercia, un gruppo di suore se ne sta appollaiato come una colonia di gazze, sorseggiando lager con la massima calma.
È “La Contrabbandiera”, il nuovo film di Menabrea firmato dall’agenzia indipendente Ark. Ogni scena in bianco e nero ha l’aspetto di una fotografia d’autore. Niente di ciò che si vede è reale, eppure racconta tutto ciò che serve sapere su una premium lager italiana dell’arco alpino. Lo fa senza una sola inquadratura di acqua sorgiva cristallina, orzo tostato, spillatura al tramonto o altri cliché da spot di birra.
La scelta è voluta. Quando Ark ha avviato il progetto, quasi due anni fa, il team puntava a un lavoro molto diverso per un marchio ancora poco conosciuto. Anche il metodo ha rotto le convenzioni: i registi hanno ricevuto un brief senza sceneggiatura e la produzione è avvenuta su pellicola 16mm.
Il vantaggio di non essere conosciuti
La scintilla, spiega Edward Usher, creative partner di Ark, nasce da un dato che tornava di continuo nelle ricerche e nelle conversazioni con il cliente: la maggior parte delle persone non aveva mai sentito parlare di Menabrea. Da lì, trasformare la scarsa notorietà in un punto di forza è stato un passo breve. Ne è uscita l’idea di raccontare un marchio che sembra essere stato nascosto di proposito.
“Non è il marchio più grande”, dice Usher. “Ma ha una storia di quasi 180 anni, quindi qualcosa di giusto deve farlo. Abbiamo un ottimo rapporto con i clienti di Menabrea e hanno creduto davvero nella forza di questo insight: non hai mai sentito parlare di questa birra.”
Il percorso verso il film finale ha avuto parecchie svolte, a partire dalla strapline. “Per molto tempo abbiamo lavorato con una end line provvisoria: ‘C’è un motivo per cui non hai mai sentito parlare di Menabrea e non è perché non sia deliziosa’”, racconta Usher. “Ci ha portato a molte forme diverse di lavoro. Abbiamo scritto innumerevoli script di ogni tipo, partendo da enormi set piece con abitanti di villaggi italiani immaginari che impedivano di proposito ai turisti di visitare il loro paese, per non svelare il segreto di Menabrea.”
“Alla fine siamo arrivati alla frase ‘The best isn’t always best known’. Una volta trovata, ha sbloccato tutto il resto. Siamo andati avanti con quella linea e con un processo produttivo completamente nuovo, in cui il cliente ci ha lasciato una grande libertà per esplorare la creatività. Noi l’abbiamo poi trasferita ai nostri partner di produzione, ArtClass.”
Un cliente che approva prima ancora dello script
Tradotto: nessuna grande riunione di presentazione creativa e nessun documento dettagliato di brief per la casa di produzione. Il cliente ha accettato di affidare l’incarico a un regista senza sceneggiatura né storyboard. Un po’ come la birra al centro della campagna, è una cosa mai sentita.
Usher riconosce senza esitazioni il merito del cliente, C&C Group, per la fiducia nel processo mai sperimentato. “Ha grandi ambizioni per Menabrea nel mercato britannico. Crede nel potere dello storytelling ed è per questo che il cinema è un pilastro così importante.”
Il riferimento è alla partnership in corso tra il produttore e Everyman, le cui poltrone comode, il servizio bar al posto e la programmazione che mescola cinema mainstream, indipendente e classico attirano un pubblico più benestante e curioso. Per una lager italiana ancora poco nota, che vuole parlare a chi ama fare le proprie scoperte, è un abbinamento naturale. Il film è ora in programmazione nei cinema Everyman di tutto il Regno Unito e sui social a pagamento, con ulteriori attività in arrivo.
Tre registi, tre idee, una sola contrabbandiera
Il flusso di lavoro fuori dagli schemi ha alimentato un rapporto creativo ricco tra Ark e le case di produzione coinvolte. Usher spiega che l’agenzia ha consegnato “thought starter” a tre registi diversi, chiedendo a ciascuno di portare la propria visione sul tema.
Una sinossi raccontava di un gruppo di amici che passa il tempo in bicicletta sulle Alpi. Pedalano per le birre condivise a metà salita e per l’ebbrezza delle discese a velocità da record. Ma nessuno sa chi siano.
Un’altra seguiva il più grande attore del mondo, che si scopre essere un uomo di un piccolo paese italiano. Recita poesie e battute teatrali agli amici nella taverna locale, senza alcun desiderio di fama o ricchezza. A passare alla fase successiva, però, è stata la storia della contrabbandiera.
“Credo sia stato un processo molto più organico e interessante, che ha portato a un lavoro decisamente migliore”, dice Usher. “È stato davvero un lavoro fatto con amore da parte di tutti. I registi sono arrivati con un’energia enorme, cosa che non sempre si ottiene quando li vincoli con la storia del marchio e con le regole. Tutti quei ‘devi fare questo o quello nei primi tre secondi’ sono spariti. Tutti avevano una gran voglia di farne parte.”
I tre trattamenti arrivati non potevano essere più diversi tra loro, e scegliere è stato quasi impossibile. “È sempre difficile, mai piacevole”, ammette Usher, pensando ai registi che avevano messo passione nelle loro proposte. Per uno degli script spera ancora di lavorare un giorno con il suo autore.
Ha vinto “La Contrabbandiera”, diretta da Nalle Sjöblad di ArtClass, per il cinema classico e il rispetto del mestiere. Sjöblad e il team di ArtClass hanno scritto lo script e hanno avuto l’idea delle suore. Il film ha un look tutto suo, ma si coglie l’influenza di Wes Anderson, Federico Fellini e di Billy Wilder con A qualcuno piace caldo, riferimenti che il team riteneva adatti al pubblico di Everyman.
Sjöblad dichiara: “La maggior parte dei brief arriva a metà; ti consegnano una risposta e ti chiedono di decorarla. Questo ci ha consegnato una sensazione, una cornice e una frase. Una fiducia del genere è rara ed è l’unica ragione per cui un lavoro così può elevarsi dalla pubblicità a qualcosa di più grande.”
Perché il 16mm fa più che rendere bello il film
Il direttore della fotografia Max Smeds ha girato in 16mm monocromatico, scelta voluta fin dall’inizio dal regista. Oltre all’evidente omaggio al cinema europeo classico, ha una funzione narrativa precisa: sposta l’attenzione da un tempo o da un luogo specifico.
“Quando giri in bianco e nero, non sei subito sicuro di che epoca si tratti. Ci sembrava giusto per permettere allo spettatore di godersi la storia e dire: ‘Ok, siamo nel passato, non devo preoccuparmi troppo di dove e quando, né del fatto che la birra in Italia non è mai stata illegale.’ Permette di raccontare una favola in modo bello e cinematografico.”
La società di music supervision Resister ha trovato il brano d’impatto che rafforza l’atmosfera senza tempo del film. “Quando l’ho sentito la prima volta pensavo fosse una canzone d’epoca”, dice Usher, “ma credo sia uscita solo negli ultimi sei anni. Mi ricorda quelle grandi ballate italiane magniloquenti che non hanno paura di puntare dritto all’emozione.”
Location, casting e voce narrante
Usher cita anche il team delle location, che ha individuato una regione montuosa deserta e ha trovato tutto: dal treno a vapore d’epoca usato come ufficio mobile dalle forze oppressive, al convento con finestre ad arco e colonne decorate, fino all’edificio istituzionale vagamente inquietante che fa da prigione.
“Anche il casting è stato un processo splendido”, racconta Usher. “Abbiamo riflettuto molto su come raccontare la storia attraverso i pochi secondi in cui vediamo questi personaggi. Non essendoci dialoghi, volevamo attori molto espressivi, con volti meravigliosi, molto cinematografici e per nulla pubblicitari. L’antagonista, per esempio, ha un volto da cattivo così convincente che appena l’abbiamo visto era già nel film.”
“L’eroina contrabbandiera era interessante perché per buona