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Export agroalimentare italiano frena al +0,5%, allarme USA

Export agroalimentare italiano a +0,5%: crollano gli USA, crescono Turchia e India. Agli IDG Days si discute di Made in Italy e nuove strategie.

L’export agroalimentare italiano frena al +0,5% nel primo semestre

L’export italiano del Food & Beverage rallenta bruscamente nel primo semestre, fermandosi a +0,5% dopo la crescita del 5,1% registrata nell’anno precedente. Nonostante il forte calo del ritmo di espansione, l’Italia resta tra i pochi grandi esportatori mondiali ancora in territorio positivo, in uno scenario internazionale segnato da crescenti divergenze tra mercati e categorie di prodotto. È quanto emerge dai dati inediti dell’Osservatorio sui mercati internazionali del Food & Beverage realizzato da Nomisma per Italia del Gusto.

Nell’anno precedente l’Italia ha esportato prodotti agroalimentari per 59,3 miliardi di euro, confermandosi il sesto esportatore mondiale del settore, dietro Paesi Bassi, Germania, Stati Uniti, Brasile e Francia.

Stati Uniti in caduta, crescono Turchia e India

Nei primi sei mesi dell’anno la tenuta complessiva dell’export italiano si accompagna a un profondo cambiamento nella geografia dei mercati di destinazione. Le esportazioni verso l’Unione Europea crescono dell’1,9%, con risultati positivi in Germania (+2,5%), Francia (+1,9%), Spagna (+2,7%) e Polonia (+2,5%).

Ben più critica la situazione negli Stati Uniti, dove l’export italiano arretra del 10,8%. Tra i mercati più dinamici figurano invece la Turchia (+19,3%), l’India (+15%), l’area Mercosur (+8%) e la Corea del Sud (+6,4%).

Caffè in controtendenza, olio d’oliva in forte calo

Anche l’andamento delle diverse categorie di prodotto mostra un quadro fortemente disomogeneo. Il caffè registra un +11,1% in valore, sostenuto ancora dai prezzi elevati, seguito da prodotti da forno (+2,2%) e formaggi (+2%).

Arretrano invece in modo significativo l’olio d’oliva (-21,9%), il cioccolato (-8,3%), il vino (-6%) e la pasta (-1,1%). I dati delineano un mercato a più velocità, nel quale alla capacità di tenuta dell’export italiano si affianca una crescente polarizzazione tra mercati, prodotti e opportunità di sviluppo.

Gli IDG Days tra Gavi e Novi Ligure: storia e territorio non bastano più

È in questo scenario che si inseriscono gli IDG Days, l’appuntamento annuale di Italia del Gusto che il 17 e 18 settembre ha riunito tra Gavi e Novi Ligure imprese, esperti e mondo accademico. L’edizione di quest’anno, ospitata dal Gruppo Elah Dufour Novi, storica azienda dell’industria dolciaria italiana, è stata dedicata al tema “Il valore della storia e del territorio nella costruzione dell’immagine di marca”.

Storia e territorio continuano a rappresentare un patrimonio fondamentale per il Made in Italy alimentare, ma non sono più sufficienti, da soli, a garantire competitività. In mercati sempre più differenziati, i grandi marchi italiani sono chiamati a trasformare heritage e origine in un valore concreto e contemporaneo, capace di rispondere a consumatori più attenti a qualità, praticità, trasparenza e nuove occasioni di consumo.

Il consumatore cerca soluzioni, non solo prodotti

Il consumatore non cerca soltanto prodotti, ma soluzioni capaci di rispondere a bisogni e momenti specifici della giornata. Il prezzo resta centrale, ma il concetto di convenienza comprende anche il tempo necessario per acquistare e preparare un prodotto, la semplicità di utilizzo, la possibilità di evitare sprechi e la qualità complessiva dell’esperienza.

Cresce inoltre l’attenzione verso ingredienti riconoscibili, qualità nutrizionale, trasparenza e origine. Per l’industria alimentare, la sfida è coniugare praticità e qualità, mantenendo una forte identità di marca.

In questo contesto cambia anche il significato del Made in Italy. L’origine diventa un reale vantaggio competitivo quando si traduce in elementi che il consumatore può riconoscere e ai quali può attribuire valore: qualità della materia prima, competenza produttiva, gusto, affidabilità e differenza rispetto alle alternative.

Lo stesso vale per la storia aziendale, che genera valore quando diventa prova di competenza, continuità e capacità di evolvere. Essere fedeli alle proprie origini non significa replicare nel tempo gli stessi modelli, ma comprendere quali elementi dell’identità debbano essere preservati e quali possano evolvere per rispondere a nuovi mercati, stili di vita e occasioni di consumo.

Il confronto tra i protagonisti dell’industria alimentare italiana

Nel corso degli IDG Days si sono confrontati su questi temi Guido Repetto, Giacomo Colussi, Michele Bauli e Giacomo Ponti, insieme a Daniela Corsaro, Professoressa ordinaria di Marketing alla IULM, e Marco De Carli, Co-founder & CEO di Dinn!.

“La forza delle nostre imprese nasce da storie, territori e competenze costruite nel tempo, ma questo patrimonio deve continuare a parlare ai consumatori di oggi” ha dichiarato Giacomo Ponti, Presidente di Italia del Gusto. “In una fase caratterizzata da mercati e categorie di prodotto che procedono a velocità diverse, la capacità di innovare senza perdere identità può rafforzare la competitività del Made in Italy alimentare sui mercati internazionali”.

Il rapporto tra heritage, produzione e territorio assume un significato particolare per il Gruppo Elah Dufour Novi, che ha ospitato l’edizione di quest’anno degli IDG Days.

“Per un’azienda con una lunga storia, l’heritage non può essere soltanto qualcosa da celebrare: deve essere una base sulla quale continuare a costruire il futuro” ha sottolineato Guido Repetto, Presidente del Gruppo Elah Dufour Novi. “Il legame con il territorio e le competenze maturate nel tempo sono parte della nostra identità, ma acquistano valore quando riusciamo a renderli attuali attraverso i prodotti, l’innovazione e il dialogo con consumatori che continuano a cambiare”.

L’origine come promessa, non come privilegio

Dal confronto tra i protagonisti dell’industria alimentare italiana è emersa una visione condivisa: l’origine è una promessa, non un privilegio. Soprattutto sui mercati internazionali, il consumatore non sceglie automaticamente un prodotto perché italiano, ma perché quella storia, quel territorio e quelle competenze gli offrono qualcosa di distintivo e rilevante.

La crescita futura dell’industria alimentare italiana dipenderà anche dalla capacità di rendere contemporanee le proprie radici, collegando autenticità, innovazione e nuovi bisogni di consumo.

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