Crescita dimensionale imprese italiane: la survey GEA
Crescere non basta: la survey GEA su 138 imprenditori mostra come trasformare la scala in valore, tra acquisizioni, governance e produttività più alta.
La crescita dimensionale delle imprese italiane è la chiave per aumentare produttività, capacità di investimento e competitività internazionale, ma non basta crescere: bisogna trasformare la scala in valore. È la conclusione della survey presentata da GEA durante il GEA Annual Business Forum, svoltosi a Palazzo Mezzanotte a Milano e dedicato alle “Strategie di crescita dell’impresa italiana tra creazione di valore e governo della complessità”.
Lo studio ha coinvolto 138 imprenditori e top manager di aziende di diversi settori produttivi e conferma che il nodo della dimensione resta centrale per il sistema produttivo del Paese.
La scala come leva strategica per le imprese
“In un contesto competitivo sempre più complesso, la crescita dimensionale è diventata una leva strategica imprescindibile. Che avvenga per linee interne, attraverso acquisizioni o percorsi di aggregazione, la vera sfida per le imprese non è soltanto raggiungere una maggiore scala, ma trasformarla in valore duraturo grazie a modelli di integrazione efficaci, governance adeguate e una chiara visione industriale”, commenta Stefano Pellandini, Ceo di GEA.
Secondo l’analisi, le micro, piccole e medie imprese generano il 58% del valore aggiunto nazionale, una quota significativamente superiore a quella della Germania e alla media europea. Allo stesso tempo, la produttività aumenta con la dimensione aziendale: il valore aggiunto per addetto passa da 41 mila euro nelle microimprese a 96 mila euro nelle aziende con oltre 250 dipendenti.
La ricerca stima inoltre che, con una distribuzione dimensionale delle imprese analoga a quella tedesca, la produttività complessiva del sistema italiano crescerebbe del 17%.
“Dalla ricerca emerge un messaggio chiaro: la crescita non è più solo un’ambizione, ma è diventata una necessità. Le imprese che riescono a creare valore duraturo sono quelle capaci di affiancare alle opportunità di mercato una visione strategica, una governance adeguata e una forte capacità di integrazione”, afferma Tito Zavanella, presidente GEA.
Imprese in crescita, ma con modelli diversi
La survey descrive un tessuto imprenditoriale dinamico. Il 75% delle aziende intervistate dichiara di essere cresciuto negli ultimi cinque anni e un terzo del campione ha registrato tassi di crescita superiori al 10% medio annuo. Le performance migliori si concentrano nelle realtà di maggiore dimensione, mentre tra le aziende rimaste stabili prevalgono micro, piccole e medie imprese.
Sui modelli di sviluppo, il 60% delle imprese in crescita ha puntato esclusivamente sulla crescita organica, mentre il 37% ha combinato crescita interna e acquisizioni. Solo una quota residuale si è sviluppata esclusivamente attraverso operazioni straordinarie.
Tra le aziende che hanno effettuato operazioni di M&A, il 76% ha concluso più di due acquisizioni. Un dato che indica come la crescita per linee esterne richieda competenze e approcci strutturati nel tempo.
Acquisizioni: contano strategia e management
Il successo delle operazioni di crescita per linee esterne dipende innanzitutto dalla chiarezza strategica, indicata dal 71% dei rispondenti come principale fattore critico. Seguono la qualità del management e la capacità di execution. La disponibilità di capitale, pur importante, è considerata meno decisiva rispetto agli aspetti manageriali e organizzativi.
Il valore delle acquisizioni, inoltre, non si manifesta subito: il 95% delle imprese che ha realizzato operazioni straordinarie dichiara miglioramenti di marginalità contenuti nel breve periodo. I benefici derivano soprattutto dalla capacità di integrare nel tempo persone, processi e modelli di governance.
Le priorità dei prossimi anni: scala, marginalità e intelligenza artificiale
Guardando avanti, le aziende che hanno già sperimentato percorsi di crescita per acquisizioni indicano come priorità l’aumento della scala dimensionale e la trasformazione digitale legata all’intelligenza artificiale, entrambe citate dal 67% del campione.
Chi è cresciuto prevalentemente in modo organico mette invece l’accento sul miglioramento della marginalità e sull’innovazione di prodotto e processo.