Agenti AI in Italia: PMI in crescita di 10,8 volte
Gli agenti AI cambiano il lavoro delle imprese europee: in Italia il 65% dei token è agentico e le PMI crescono di 10,8 volte. Cosa dice il report OpenAI.
Gli agenti AI stanno cambiando il modo in cui le imprese europee usano l’intelligenza artificiale, e l’Italia si muove più in fretta della media. Lo indica “Europe’s Agentic Opportunity: Moving from breadth to depth with AI agents”, il nuovo report di OpenAI Economic Research pubblicato a ottobre 2026. Il tema non è più quante aziende utilizzano strumenti di AI, ma quanto a fondo li integrano nei processi di lavoro.
Il documento descrive il passaggio da un uso prevalentemente conversazionale a un modello più operativo. In questo modello gli agenti non si limitano a rispondere alle domande: portano avanti le attività dalla pianificazione fino all’esecuzione.
Dall’adozione diffusa all’utilizzo profondo
Il punto di partenza è una diffusione ormai significativa. Nel 2025 il 20% delle imprese europee con almeno 10 addetti utilizzava già sistemi di intelligenza artificiale, contro il 13,5% dell’anno precedente.
Secondo il report, però, maggiore accesso non significa automaticamente maggiore impatto. La vera opportunità per l’Europa è trasformare l’adozione in un utilizzo profondo e produttivo.
Più della metà dell’utilizzo enterprise è già agentico
Il dato forse più significativo riguarda le aziende che usano ChatGPT Enterprise e Business. Alla fine di settembre, dopo il lancio di ChatGPT Work, oltre il 50% dei token generati dalle imprese europee proveniva da attività agentiche attraverso Codex e ChatGPT Work.
L’AI, quindi, non serve più soltanto a scrivere testi, analizzare documenti o cercare informazioni. Sempre più spesso riceve un obiettivo operativo, con la richiesta di organizzare le fasi necessarie e arrivare al risultato.
Il cambiamento è tecnologico, ma anche organizzativo. Se il chatbot era uno strumento da interrogare, l’agente tende a diventare un collaboratore digitale che si inserisce direttamente nei flussi di lavoro.
L’Italia tra i Paesi europei più avanti
La fotografia dei singoli Paesi riserva un dato interessante per l’Italia. A settembre 2026 il 65% dei token generati dalle aziende italiane analizzate era riconducibile ad attività agentiche, un livello superiore a quello di Francia, Germania, Belgio e Spagna.
Nella classifica europea l’Italia si posiziona dietro a Paesi come Lituania, Cipro, Ungheria, Polonia e alcune economie del Nord Europa, ma resta nella parte alta della graduatoria. Il grafico a pagina 3 del report mostra quanto il fenomeno sia eterogeneo: la Lituania arriva all’85%, mentre la Slovenia si ferma al 22%.
Le PMI italiane accelerano ancora di più
Il dato più sorprendente riguarda le piccole e medie imprese. Nell’analisi OpenAI le SMB sono le organizzazioni con non più di 200 utenti associati. Da maggio 2026, nell’Unione Europea, gli utenti settimanali attivi su strumenti agentici sono cresciuti di oltre otto volte.
L’Italia è tra i mercati che hanno accelerato di più. Tra maggio e l’inizio di ottobre l’utilizzo settimanale di ChatGPT Work o Codex nelle PMI italiane è aumentato di 10,8 volte. Solo il Belgio, con una crescita di 12,1 volte, ha fatto meglio.
Il grafico di pagina 5 colloca l’Italia al secondo posto nell’Unione Europea per velocità di crescita, davanti a Lussemburgo, Danimarca, Grecia, Irlanda, Francia, Spagna e Germania.
Il segnale pesa anche per il ruolo delle PMI nell’economia continentale. Secondo i dati citati nel report, generano il 63% dell’occupazione privata dell’UE e contribuiscono per oltre 5 mila miliardi di euro all’anno all’economia europea.
L’AI entra nei mestieri, non soltanto negli uffici
Un altro elemento riguarda il tipo di attività per cui l’AI viene utilizzata. OpenAI ha analizzato un campione di conversazioni legate al lavoro nel terzo trimestre del 2026. Nei diversi Paesi emergono usi specifici: consulenza aziendale, analisi finanziaria, formazione, documentazione, ricerca legale, sviluppo di piani marketing e individuazione di opportunità di business.
Per l’Italia, insieme a Repubblica Ceca e Grecia, emerge in particolare l’uso dell’AI per esaminare documenti e materiali verificandone accuratezza e conformità. L’intelligenza artificiale, in sostanza, non è più confinata ai team tecnologici o di comunicazione, ma comincia a entrare nelle attività professionali verticali.
Il divario con le frontier firms globali
La buona notizia è che l’Europa sta adottando rapidamente l’AI agentica. La meno buona è che il distacco dalle organizzazioni più avanzate a livello mondiale resta ampio.
OpenAI definisce “frontier firms” il 10% delle aziende che generano più token per utente attivo. A settembre le imprese europee rappresentavano circa il 10% delle frontier firms globali, mentre il Nord America ne concentrava circa il 65%.
Ancora più marcato è il divario nell’intensità d’uso. A settembre le imprese europee di frontiera generavano oltre quattro volte più output per utente rispetto alle aziende europee tipiche. Le frontier firms globali non europee, però, producevano a loro volta più del doppio dell’output delle migliori aziende europee.
Il rischio non è quindi quello di un’Europa che “non usa l’AI”: i dati mostrano il contrario. Il rischio è che molte aziende la utilizzino ancora in modo relativamente superficiale, mentre una minoranza sta imparando a trasformarla in infrastruttura produttiva.
Dall’esperimento al lavoro vero
È probabilmente questo il passaggio più importante del report. Per OpenAI la nuova opportunità europea consiste nel passare “dalla breadth alla depth”: dalla diffusione generalizzata all’utilizzo approfondito.
Significa superare la fase in cui l’AI viene sperimentata individualmente e iniziare a riprogettare processi, responsabilità e organizzazione del lavoro attorno a strumenti capaci di eseguire attività.
La conclusione del rapporto è netta. Per trasformare l’adozione in produttività occorre aiutare le imprese a uscire dalla fase sperimentale, aumentare competenze e fiducia dei lavoratori e rendere le funzionalità avanzate più accessibili e convenienti.
Cosa significa per l’Italia
Il quadro per l’Italia è forse più interessante di quanto si immagini. Il Paese non sembra in ritardo nell’uso dell’AI agentica e, soprattutto tra le PMI, la velocità di adozione è tra le più elevate d’Europa.
La partita vera comincia adesso. Non sarà più quella tra chi usa l’intelligenza artificiale e chi non la usa, ma tra chi continuerà a considerarla uno strumento accessorio e chi riuscirà a renderla una componente strutturale del proprio modo di lavorare.