Accessibilità digitale in Italia, il 77% dei siti a metà
Solo il 10% dei siti italiani supera l’80% di accessibilità digitale: i dati Eye-Able mostrano quanto la strada verso un web davvero inclusivo sia ancora lunga.
A un anno dall’entrata in vigore dell’European Accessibility Act (EAA), l’accessibilità digitale rimane una sfida aperta per aziende, enti pubblici e piattaforme online. Lo evidenzia un’indagine realizzata da Eye-Able, scale-up europea specializzata in soluzioni software e consulenza per l’accessibilità digitale, che ha analizzato oltre 10.270 siti web italiani e raccolto le esperienze dirette degli utenti, restituendo un quadro ancora in chiaroscuro tra consapevolezza crescente e barriere concrete.
Lo stato del web italiano: il 77% dei siti in una “zona grigia”
L’analisi condotta da Eye-Able su oltre diecimila siti web delinea tre fasce distinte di accessibilità. Il 13% dei siti si colloca al di sotto del 50% di accessibilità, una soglia in cui le criticità risultano pervasive e l’esperienza utente è fortemente compromessa. La fascia più popolosa, quella intermedia tra il 50% e l’80%, raccoglie il 77% dei siti analizzati: un segnale di impegno diffuso, ma ancora incompleto. Solo il 10% dei siti supera la soglia dell’80%, avvicinandosi a uno standard realmente inclusivo.
È proprio quest’ultimo dato a rappresentare il punto critico dell’intera analisi. Secondo Eye-Able, un sito diventa effettivamente fruibile per tutti gli utenti soltanto oltre quella soglia dell’80%: al di sotto, le barriere continuano a incidere sull’esperienza, anche quando buona parte dei contenuti risulta formalmente accessibile.
Lorenzo Scumaci, CEO di Eye-Able Italia, commenta così i risultati: “A prima vista, la presenza di una larga maggioranza di siti nella fascia intermedia può sembrare un dato incoraggiante, perché indica che l’accessibilità sta entrando nei processi e che molte realtà stanno evolvendo in questa direzione. Tuttavia, dal punto di vista degli utenti, questo progresso non si traduce ancora in un beneficio concreto: nella fascia tra il 50% e l’80%, l’esperienza resta spesso discontinua, con contenuti accessibili accanto ad altri che continuano a presentare barriere.”
Gli utenti italiani: consapevoli del tema, ma poco informati sulle norme
L’indagine ha coinvolto anche un campione di utenti italiani, rilevando un divario significativo tra sensibilità generale e conoscenza del quadro normativo. Il 70% degli intervistati dichiara di aver già sentito parlare di accessibilità digitale, associandola alla possibilità per tutte le persone — incluse quelle con disabilità — di accedere senza ostacoli a siti web e applicazioni.
Ben più fragile risulta invece la familiarità con le leggi di riferimento. Solo il 37% degli utenti conosce l’European Accessibility Act, mentre appena il 30% è consapevole dell’esistenza della cosiddetta legge Stanca, in vigore in Italia dal 2004, che tutela l’accessibilità dei servizi digitali della Pubblica Amministrazione. Il tema è dunque percepito come rilevante, ma le regole che lo governano restano ancora poco comprese dalla maggioranza degli utenti.
Barriere digitali quotidiane: colpita anche la Pubblica Amministrazione
Le difficoltà non si limitano alla teoria: la metà degli intervistati (50%) dichiara di aver incontrato barriere concrete durante la navigazione su siti o piattaforme online. Tra i problemi più segnalati figurano la scarsa leggibilità dei contenuti, un contrasto cromatico insufficiente, caratteri troppo piccoli e difficoltà nella compilazione di moduli digitali.
Il problema si acuisce quando riguarda i servizi pubblici: il 59% dei rispondenti ritiene che i siti web e le app delle Pubbliche Amministrazioni italiane non siano pienamente accessibili. Un dato che va oltre la dimensione tecnica, toccando direttamente l’inclusione sociale e l’esercizio dei diritti dei cittadini.
Più della metà degli intervistati (52%) conosce inoltre persone — familiari, amici o colleghi — che incontrano difficoltà nell’utilizzo degli strumenti digitali, in particolare anziani e individui con disabilità. Un gap di inclusione che ha un impatto sociale concreto, ben oltre la sfera tecnologica.
L’EAA come punto di svolta: l’accessibilità diventa obbligo (e opportunità)
Adottato nel 2019 e pienamente operativo dal 28 giugno 2025, l’European Accessibility Act introduce standard comuni in tutta Europa, estendendo per la prima volta obblighi significativi anche al settore privato. Dall’e-commerce ai servizi bancari, dai trasporti alle piattaforme digitali, l’accessibilità smette di essere un intervento correttivo a posteriori e diventa un requisito progettuale imprescindibile.
Nonostante ciò, oltre un quinto degli intervistati ritiene aziende e PA ancora molto in ritardo rispetto agli obblighi normativi, mentre circa un terzo le considera solo parzialmente conformi. Una percezione che riflette la distanza ancora esistente tra gli standard richiesti e la loro effettiva implementazione.
Scumaci sottolinea anche la dimensione strategica del tema: “Il punto non è la conformità formale, ma l’effettiva usabilità: sappiamo che il beneficio reale per le persone arriva solo oltre l’80% di accessibilità. Al di sotto di questa soglia, le barriere continuano a incidere sull’esperienza e sull’accesso ai servizi. In questo scenario, l’accessibilità è già oggi una leva di performance misurabile: più utenti raggiunti, migliori conversioni, maggiore retention.”
Eye-Able: tecnologia e competenza al servizio dell’inclusione
In questo contesto si inserisce il lavoro di Eye-Able, piattaforma europea che supporta aziende ed enti pubblici attraverso un approccio integrato che combina intelligenza artificiale e competenza umana. Dall’audit iniziale al monitoraggio continuo, fino alla correzione automatizzata delle barriere digitali, l’obiettivo è accompagnare le organizzazioni in un percorso strutturato e sostenibile.
Nata dall’esperienza personale del suo fondatore — ispirato dalle difficoltà vissute da un amico con disabilità visiva — Eye-Able conta oggi 3.000 clienti e opera in oltre sei Paesi europei, tra cui Italia, Germania, Austria, Francia, Spagna, Polonia, Paesi Bassi, Regno Unito e area nordica. La società offre una gamma completa di servizi: software di accessibilità, audit tecnici, analisi e remediation, consulenze tecniche e legali, workshop formativi e strumenti di supporto in tempo reale.