Solo l’8% delle aziende italiane gestisce il rischio fornitori in modo integrato. Il report IUNGO su 350 imprese rivela gap operativi e bassa maturità digitale.
La gestione del rischio di filiera è sempre più riconosciuta come priorità strategica dalle imprese italiane, ma la distanza tra consapevolezza e capacità operativa resta ampia. È quanto emerge dal report La Gestione del Rischio di Filiera a 360° di IUNGO, condotto su 350 aziende italiane o con sede in Italia, che fotografa un settore ancora frammentato, con processi parzialmente digitalizzati e approcci spesso reattivi anziché predittivi.
Solo l’8% delle aziende ha una visione integrata del rischio fornitori
Il dato più significativo dell’indagine riguarda il livello di integrazione dei sistemi di monitoraggio: appena l’8% delle aziende dispone di strumenti integrati e automatizzati per la gestione del rischio fornitori. Nel 69% dei casi le aree di rischio vengono tracciate separatamente, mentre nel 23% si ricorre ad aggregazioni manuali. Un quadro che evidenzia un divario netto tra la rilevanza strategica attribuita al tema — ritenuto prioritario da oltre la metà delle imprese — e la reale maturità operativa.
Tra i principali ostacoli all’adozione di soluzioni più evolute emergono due fattori ricorrenti: la prevalenza di obiettivi di breve termine, come la riduzione dei costi, e una strutturazione interna ancora incompleta dei processi aziendali.
Rischio economico-finanziario: strumenti diffusi ma applicazione disomogenea
Sul fronte della solidità economico-finanziaria dei fornitori, il report registra una situazione contraddittoria. Gli strumenti di analisi sono presenti nel 67% delle aziende, ma il loro utilizzo rimane frammentato e non sistematico. Solo il 25% effettua un monitoraggio continuativo, mentre il 17% estende la valutazione all’intero parco fornitori. La maggior parte delle imprese si concentra esclusivamente sui fornitori nuovi o critici.
Sul piano analitico si registra una polarizzazione netta: l’80% adotta analisi approfondite basate su indicatori o report completi, contro un 20% che si limita a metriche sintetiche. Il 50% delle aziende dichiara di aver già sperimentato problematiche economico-finanziarie legate ai propri fornitori, confermando la concretezza del rischio e la necessità di modelli più strutturati e continuativi.
Cybersecurity nella supply chain: un fronte ancora trascurato
Il rischio informatico nella supply chain rappresenta l’area di maggiore debolezza. Solo l’8,3% delle aziende si avvale di provider esterni specializzati in cybersecurity, mentre il 50% non li utilizza affatto e il 41,7% non è in grado di rispondere, segnalando una scarsa diffusione e consapevolezza del tema.
Sul piano operativo, il 50% delle imprese non effettua alcuna valutazione di cybersecurity sui propri fornitori. Il 25% limita i controlli ai nuovi fornitori e il 16,7% ai soli fornitori strategici. L’83% non ha mai registrato incidenti informatici direttamente collegati alla filiera, un elemento che contribuisce a mantenere bassa la percezione di priorità del rischio, nonostante le vulnerabilità potenziali siano tutt’altro che trascurabili.
Dati difficili da tradurre in decisioni: la sfida dell’efficacia informativa
I processi di gestione del rischio fornitori risultano generalmente leggeri in termini di impegno operativo, ma ancora poco efficaci sul piano informativo. Il 55,6% delle aziende dedica meno di 4 ore al mese alla gestione e all’aggiornamento dei dati, e solo il 44% dispone di informazioni in tempo reale.
Le criticità principali riguardano la scarsa fruibilità dei dati (55%), la mancanza di aggiornamenti tempestivi (23%) e la presenza di informazioni parziali o difficilmente correlabili all’impatto economico (22%). Il livello di soddisfazione complessivo verso l’attuale sistema di gestione del rischio fornitori si attesta a 2,4 su 5, un punteggio che segnala un sistema ancora lontano da una piena efficacia operativa e strategica.
Verso un approccio proattivo e integrato
Le aziende più avanzate sono quelle che hanno già avviato percorsi di digitalizzazione e integrazione dei dati, adottando piattaforme capaci di offrire una visione olistica della filiera. Il divario rispetto alle realtà meno strutturate rimane però significativo, rendendo urgente il passaggio da un approccio reattivo a uno proattivo.
Le priorità indicate dalle imprese per il futuro includono il rafforzamento della resilienza e della sostenibilità della filiera, la riduzione dell’impatto economico dei fermi fornitura, il miglioramento della rapidità decisionale e la capacità di intercettare vulnerabilità non immediatamente visibili.
Micaela Valent, COO Area Solutions di IUNGO, inquadra così lo scenario: “Oggi la gestione del rischio di filiera non può più essere considerata una scelta accessoria: è una leva strategica decisiva per la crescita e la resilienza delle imprese. Investire in modelli integrati, digitali e predittivi significa dotarsi degli strumenti per anticipare le criticità, prendere decisioni più consapevoli e trasformare l’incertezza in opportunità. Le aziende che sapranno compiere questo salto evolutivo non solo saranno più preparate ad affrontare le sfide future, ma diventeranno protagoniste del cambiamento nel proprio settore.”