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Midterm USA 2026, il linguaggio dei candidati che vincono

Midterm USA 2026: l’analisi di Diesis Group su 54 candidati mostra che storia personale e radicamento locale distinguono chi vince da chi perde.

Le elezioni di midterm USA 2026 sono state lette anche attraverso le parole dei candidati. Diesis Group ha pubblicato un’analisi del linguaggio usato in 27 sfide per il Senato, la Camera e i governatori, mettendo a confronto 54 candidati. L’obiettivo è capire quali elementi della retorica compaiono più spesso tra i vincitori e quali tra gli sconfitti.

Alle elezioni di metà mandato del 3 novembre avevano diritto di voto più di 230 milioni di americani. Ogni candidato è stato confrontato con il proprio avversario diretto, così da isolare le differenze di stile all’interno della stessa competizione.

La storia personale rende credibile la promessa

Il risultato più netto riguarda il legame tra biografia e programma. Nella stessa sfida, il vincitore porta più spesso dello sconfitto una storia personale che dà credibilità a ciò che promette: un mestiere, un’esperienza vissuta, un risultato facile da verificare. Succede in 14 sfide, contro le 3 in cui a scegliere questa tecnica è lo sconfitto.

Anche il radicamento sul territorio pesa. Il vincitore lega il messaggio alla vita quotidiana locale in 19 sfide su 27, lo sconfitto in 4.

«Il nostro mestiere è scegliere le parole. Per sceglierle bene dobbiamo conoscere il meccanismo della persuasione: sapere quali parole sono davvero efficaci e quali si usano soltanto per tradizione, senza una base scientifica», dice Giorgio Tedeschi, coordinatore dell’analisi e fondatore di Diesis Group.

Promettere non basta, nemmeno con più dettagli

Promettere non offre alcun vantaggio, perché lo fanno tutti i candidati. Nemmeno la precisione aiuta: le promesse più specifiche stanno dalla parte del vincitore in 8 sfide e da quella dello sconfitto in 10. Conta invece se la storia personale del candidato è in grado di sostenere quella promessa.

Paura contro emozione positiva

Il tono emotivo separa i due fronti. La paura e l’allarme compaiono più spesso nei discorsi di chi perde, in 15 sfide contro 8. L’emozione positiva sta invece dalla parte di chi vince in 17 sfide contro 5.

Un atteggiamento duro non porta di per sé alla sconfitta. Le critiche alle scelte pubbliche dell’avversario non risultano controproducenti. Diverso il caso degli attacchi alla biografia o alla famiglia dell’avversario, che hanno accompagnato le sconfitte meglio documentate.

Il quadro per schieramento

I democratici hanno vinto 21 sfide su 27. L’attacco alle élite e l’appello agli elettori di ogni schieramento sono tratti del partito democratico, presenti in chi vince come in chi perde, e non mostrano alcun vantaggio per il candidato che li usa.

La vita locale e la credibilità della storia personale sostengono invece la vittoria in entrambi gli schieramenti. Il dato più solido riguarda i riferimenti chiari, diretti ed espliciti alla vita locale, presenti nel vincitore in 19 sfide su 27.

Come è stata condotta l’analisi

I punteggi sono stati assegnati da due istanze separate di un modello di intelligenza artificiale, in modo indipendente, su schede anonime prive di nomi e di esiti. Questo ha permesso di valutare il linguaggio senza condizionamenti legati all’identità dei candidati o al risultato del voto.

Tutto il lavoro, compreso il confronto interattivo fra i due principali candidati di ogni sfida, si può consultare sulla pagina dedicata: www.diesis.it/midterm-2026-linguaggio/.

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