Biologia della Leadership, il nuovo libro di Filippo Ongaro
Filippo Ongaro spiega come corpo, mente ed emozioni influenzano chi guida persone e organizzazioni: il nuovo libro sul “peakspan” in uscita il 2 settembre.
Un nuovo libro collega neuroscienze e capacità di guidare persone e organizzazioni
La leadership non nasce dalla mente, ma dal corpo. È questa l’idea centrale di Biologia della leadership, il nuovo libro del dottor Filippo Ongaro, in uscita il 2 settembre per ROI Edizioni. Il volume, sottotitolato “Come corpo, mente ed emozioni guidano le decisioni, la presenza e l’impatto sul mondo”, propone una prospettiva diversa su come si costruisce realmente la capacità di guidare se stessi e gli altri.
Secondo Ongaro, dietro una decisione sbagliata, un team che non si fida, una reazione impulsiva o l’incapacità di reggere la pressione potrebbe esserci qualcosa che precede strategia, competenze e forza di volontà: il nostro stato biologico.
Il concetto di “peakspan”: non solo vivere a lungo, ma esprimere il proprio potenziale
Nel libro emerge un concetto che porta il lavoro pluriennale di Ongaro sulla longevità nel territorio della leadership: il peakspan. Se il lifespan indica la durata della vita e l’healthspan gli anni trascorsi in buona salute, il peakspan identifica la finestra della vita durante la quale una persona riesce a esprimere il proprio potenziale al massimo livello, mantenendo chiarezza mentale, stabilità emotiva, energia fisica e presenza sufficienti per guidare, creare, decidere, ispirare e lasciare un’impronta.
Non si tratta di performare al massimo per un breve periodo per poi esaurirsi, ma di mantenere qualità e durata della prestazione nel tempo, evitando che la ricerca continua del risultato conduca progressivamente a perdere lucidità, salute, energia e capacità di relazione.
Ongaro arriva a questa riflessione dopo aver osservato per anni persone sottoposte a livelli di pressione molto elevati: astronauti, atleti d’élite, militari delle forze speciali, top manager. Esperienze diverse che lo hanno condotto a una stessa conclusione, come spiega nel libro: la determinazione senza regolazione può trasformarsi in burnout, la resilienza senza recupero può diventare rottura, e la ricerca della performance, se ignora la biologia, può finire per compromettere proprio ciò che vorrebbe potenziare.
Prima di guidare gli altri, bisogna saper guidare se stessi
Il libro sposta lo sguardo su ciò che accade prima ancora che strategia, visione e capacità decisionale possano manifestarsi. Un leader sottoposto a stress cronico non reagisce alla realtà nello stesso modo di una persona con un sistema nervoso regolato, e la mancanza di sonno modifica le funzioni coinvolte nella capacità di giudizio e nella risposta emotiva.
La tensione di chi guida può trasferirsi alle persone che gli stanno intorno, così come calma, presenza e capacità di ascolto possono contribuire a creare un clima completamente differente. Nel volume Ongaro affronta la neurobiologia delle decisioni, della motivazione, della fiducia e della paura, il rapporto tra sistema nervoso ed emozioni, il ruolo dell’empatia e dell’intelligenza relazionale, il mindset, la presenza e la gestione dell’energia.
Il principio di fondo, secondo l’autore, è che non possiamo regolare ciò che accade intorno a noi se prima non impariamo a regolare ciò che accade dentro di noi. Per questo la leadership descritta nel libro non coincide necessariamente con una posizione professionale, ma riguarda chiunque abbia un impatto sugli altri: dal genitore all’insegnante, passando per l’allenatore, il medico o il professionista.
La biologia del leader influenza anche il team
Un altro passaggio del libro amplia la prospettiva: ciò che accade nel corpo di chi guida non rimane confinato a chi guida. Ongaro affronta il ruolo dei neuroni specchio e dei meccanismi alla base dell’empatia, mostrando come tensione, calma, ascolto e modalità relazionali possano influenzare l’intero gruppo.
Un leader incapace di leggere i segnali emotivi rischia di interpretare in modo errato le intenzioni altrui, reagire a ciò che immagina anziché a ciò che sta realmente accadendo e alimentare meccanismi difensivi. Al contrario, ascolto, capacità di comprendere il punto di vista dell’altro e regolazione emotiva possono contribuire alla costruzione della fiducia.
Dal controllo alla regolazione: un cambio di paradigma
Per decenni gran parte della cultura della performance ha associato la leadership alla capacità di spingere, controllare, resistere, accelerare. Ongaro propone invece un cambio di paradigma, in cui la leadership del futuro dovrà imparare soprattutto a regolare: il proprio sistema nervoso prima di reagire, il riconoscimento di quando lo stress sta alterando una decisione, la comprensione di quando una squadra ha bisogno di indicazioni e quando invece ha bisogno di sicurezza e ascolto.
Questa visione porta l’autore a considerare la neurobiologia non come una curiosità teorica, ma come una leva strategica per una leadership più consapevole e più umana.
La struttura del libro: dal sapere all’essere
Biologia della leadership è costruito come un percorso che parte dalle fondamenta biologiche della performance e attraversa il cervello del leader, la costruzione del peakspan, l’autoregolazione, la neurobiologia della fiducia e della motivazione, il mindset, l’intelligenza relazionale e l’empatia, fino alla leadership emotiva ed energetica e al passaggio “dal sapere all’essere”.
Non una ricetta universale o un protocollo valido per tutti: l’obiettivo dichiarato è fornire principi scientificamente fondati e strumenti attraverso cui comprendere meglio il proprio sistema biologico e tradurre questa consapevolezza nella vita concreta. Nelle pagine finali, il libro compie un ulteriore passaggio: sistema nervoso, emozioni, decisioni, mindset e performance non sono il punto di arrivo, ma strumenti al servizio di una domanda più ampia, quella su che tipo di impatto vogliamo avere sugli altri e sul mondo.
La leadership matura, nella visione proposta da Ongaro, si sposta così progressivamente dal successo al senso, dal controllo alla consapevolezza, dall’ambizione all’impatto. Non coincide più soltanto con ciò che una persona riesce a ottenere, ma con ciò che riesce a generare negli altri.
Chi è Filippo Ongaro
Medico, autore e speaker di fama internazionale, Filippo Ongaro ha lavorato dal 2000 al 2007 come medico degli astronauti presso l’Agenzia Spaziale Europea (ESA), collaborando anche con NASA e Agenzia Spaziale Russa. È stato il primo medico italiano a ottenere negli Stati Uniti la certificazione in medicina anti-aging e medicina funzionale, ha lavorato con militari delle forze speciali, atleti e top manager e per dieci anni ha fondato e diretto il primo centro di medicina anti-aging in Italia.
Oggi è uno dei consulenti in tema di longevità più riconosciuti a livello internazionale, oltre a essere uno dei formatori di lingua italiana più seguiti sui social, con un canale YouTube che conta centinaia di migliaia di iscritti e decine di milioni di visualizzazioni. Ha studiato problem solving e coaching strategico ed è autore di numerosi bestseller, tra cui Il Metodo Ongaro, Forte come l’acqua, Scelte e sfide e Missione Longevità, tutti pubblicati da Sperling & Kupfer.
È stato professore a contratto presso Tor Vergata, l’Università di Bologna e il King’s College di Londra. Oggi ha scelto di dedicarsi esclusivamente alla consulenza, alla divulgazione e al coaching per aiutare più persone possibile a migliorare il proprio stile di vita, le proprie abitudini quotidiane e la gestione emotiva. Il suo ultimo libro precedente a questo, Il Mindset della Longevità (edito da Vallardi), si concentra sulla parte mentale ed emotiva della longevità, ponendo il mindset al centro di ogni percorso.