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Mutui 2026 tassi stabili tra guerra e inflazione

Mutui marzo 2026: tassi fermi ma le tensioni in Medio Oriente pesano sulle previsioni. L’85,8% degli italiani sceglie il fisso a 614 euro al mese.

Il mercato dei mutui si trova in una fase di attesa e incertezza, con i tassi d’interesse che restano sostanzialmente stabili ma con lo sguardo degli operatori puntato sull’evoluzione dell’inflazione e sulle tensioni geopolitiche in Medio Oriente. È questo il quadro tracciato da Kìron Partner S.p.A. nell’ultimo aggiornamento sull’andamento dei tassi.

Il conflitto in Medio Oriente pesa sulle aspettative dei tassi

L’escalation delle tensioni in Medio Oriente, con il coinvolgimento diretto dell’Iran e di altri Paesi del Golfo, sta condizionando le previsioni di mercato. La pressione al rialzo su petrolio e gas rischia di innescare effetti a catena sull’inflazione globale, mettendo potenzialmente sotto pressione le politiche monetarie delle principali Banche Centrali.

«L’escalation del conflitto, con il coinvolgimento diretto dell’Iran e di altri Paesi del Golfo, sta influenzando le aspettative sui tassi», dichiara Oscar Cosentini, Presidente di Kìron Partner S.p.A. «Le tensioni nell’area stanno spingendo al rialzo i prezzi di petrolio e gas e rischiano di compromettere le catene di approvvigionamento globali, con possibili effetti sull’inflazione. Le Banche Centrali potrebbero essere costrette a un’inversione di rotta della loro politica monetaria».

Nella riunione del 18 marzo 2026, la Banca Centrale Europea ha scelto di mantenere i tassi invariati, in linea con la decisione adottata il giorno precedente dalla Fed. Cosentini sottolinea però che «lo scenario dei tassi di interesse dipenderà dall’intensità e dalla durata del conflitto in Iran e da come i prezzi energetici si ripercuoteranno sull’inflazione generalizzata».

Gli scenari BCE: dal moderato all’estremo

La BCE ha elaborato diversi scenari per valutare l’impatto delle tensioni geopolitiche sull’economia europea. Nello scenario cosiddetto “severo”, la crescita del PIL 2026 si ridurrebbe allo 0,4%, contro lo 0,9% previsto dallo scenario di base e lo 0,6% di quello intermedio “avverso”.

Sul fronte dell’inflazione, il quadro potrebbe deteriorarsi in modo significativo: nello scenario estremo, l’indice potrebbe salire fino al 4,4%, ben al di sopra del 2,6% dello scenario base e del 3,5% di quello intermedio. Un aumento dei prezzi del petrolio si tradurrebbe in costi più elevati per consumatori e imprese, con il rischio concreto di spingere le Banche Centrali a rivedere al rialzo i tassi di riferimento.

Tassi sui mutui: il fisso domina le scelte degli italiani

Sul fronte dei tassi applicati ai mutui, il tasso medio per l’acquisto di abitazioni rilevato da Banca d’Italia a gennaio 2026 si è attestato al 3,50%, in calo rispetto al 4,37% registrato a gennaio 2025. Un segnale positivo per chi sta valutando l’accesso al credito immobiliare.

I dati interni di Kìron relativi a gennaio 2026 confermano la netta preferenza degli italiani per la stabilità: l’85,8% dei mutuatari ha scelto il tasso fisso. Il tasso variabile si ferma al 5%, il prodotto misto all’8,9%, mentre il variabile con CAP rappresenta appena lo 0,3% delle scelte.

Rata mensile: fisso a 614 euro, variabile a 560 euro

Per rendere concreto il confronto tra le opzioni disponibili, Kìron ha elaborato una simulazione su un mutuo da 120.000 euro, pari al 75% del valore dell’immobile, con una durata di 25 anni e calcolato a febbraio 2026. La rata mensile per un mutuo a tasso fisso ammonta a 614 euro, mentre quella per un variabile scende a 560 euro: una differenza di 54 euro mensili a favore di quest’ultimo.

Una forbice contenuta, che tuttavia non sembra convincere i mutuatari a rinunciare alla certezza della rata fissa, soprattutto in un contesto geopolitico ed economico ancora incerto.

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