Il MarTech diventa infrastruttura culturale grazie all’AI: come i brand possono misurare la visibilità nei Large Language Model e adattare le strategie al customer journey compresso.
Il MarTech nell’era dell’intelligenza artificiale: da strumento a infrastruttura culturale
Il marketing technology sta attraversando una trasformazione profonda. Non più semplice insieme di tool operativi, il MarTech si sta configurando come vera e propria infrastruttura culturale, capace di ridefinire i meccanismi attraverso cui i brand vengono scoperti, valutati e scelti dai consumatori. Una metamorfosi accelerata dall’avvento dei sistemi generativi e dell’intelligenza artificiale.
A tracciare i contorni di questo cambiamento è Seed, realtà specializzata nel canale organico e nell’evoluzione della visibilità digitale, che sta sviluppando soluzioni per mappare e misurare ciò che avviene all’interno dei Large Language Model, trasformando un cambiamento strutturale in opportunità strategica per i brand.
La democratizzazione degli strumenti di marketing
“La definizione classica di MarTech – strumenti tecnologici per valorizzare e ottimizzare il marketing – resta valida, ma il contesto è cambiato radicalmente”, spiega Emanuele Urbani, Head of Operations di Seed. “Il MarTech si sta democratizzando. Le soluzioni low-code e no-code permettono anche a team non tecnici di costruire tool personalizzati, automatizzare flussi e migliorare processi interni”.
Questa accessibilità crescente sta ridisegnando i confini tra competenze tecniche e strategiche, permettendo a professionisti del marketing di intervenire direttamente sulla costruzione degli strumenti che utilizzano quotidianamente.
Customer journey compresso: tutto accade in un’unica interfaccia
L’intelligenza artificiale sta modificando radicalmente il percorso d’acquisto dei consumatori. “Con l’AI molte fasi del funnel si stanno concentrando nello stesso ambiente: l’utente formula una domanda, riceve una risposta, approfondisce le fonti e può arrivare alla decisione senza mai uscire dall’interfaccia”, osserva Urbani.
Un fenomeno che porta con sé un paradosso interessante: “Tornano centrali leve considerate meno misurabili in passato, come awareness e posizionamento di marca”. In un contesto dove l’utente non passa più attraverso molteplici touchpoint ma concentra la sua esperienza in un unico ambiente conversazionale, essere presenti e ben posizionati nella “memoria” degli LLM diventa cruciale.
Sprout: monitorare la visibilità nei modelli linguistici
Per rispondere a questa nuova sfida, Seed ha sviluppato Sprout, uno strumento proprietario progettato per analizzare e quantificare ciò che accade all’interno dei Large Language Model. Il tool permette di monitorare l’AI Visibility dei brand e le dinamiche di settore, trasformando questi insight in azioni concrete sulla content strategy.
Si tratta di un tentativo di portare misurabilità in un territorio ancora largamente inesplorato: capire come e quando un brand viene menzionato, contestualizzato e raccomandato dai sistemi di intelligenza artificiale generativa.
Verso una suite integrata per l’ottimizzazione organica
L’ambizione di Seed non si ferma al monitoraggio. L’evoluzione naturale del progetto prevede la trasformazione di Sprout in una suite dedicata all’ottimizzazione organica completa, che integri monitoraggio, strategia e performance, con estensioni verso CRO e analytics.
Un approccio che riflette la necessità di ripensare gli strumenti di marketing in funzione di un ecosistema digitale dove i confini tra ricerca tradizionale, intelligenza artificiale e conversazione si fanno sempre più labili.