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Affitti brevi Airbnb, l’84% degli italiani ne ha bisogno

L’84% degli italiani ha avuto bisogno di un alloggio temporaneo. Il sondaggio Airbnb mostra come gli affitti brevi colmino un vuoto strutturale nelle politiche abitative europee.

Gli affitti brevi come soluzione abitativa strutturale: è questo il messaggio centrale di un nuovo sondaggio paneuropeo commissionato da Airbnb, che fotografa un’esigenza diffusa e spesso sottovalutata nel dibattito pubblico sulla casa in Europa.

L’84% degli italiani ha avuto bisogno di un alloggio temporaneo

Secondo la ricerca, l’84% degli italiani ha sperimentato la necessità di una soluzione abitativa flessibile legata a un trasferimento temporaneo, una percentuale superiore alla media europea, dove più di 8 persone su 10 (81%) hanno vissuto la stessa situazione. Nonostante si tratti di un bisogno largamente condiviso, il sistema abitativo attuale presenta un vuoto strutturale tra il soggiorno breve e la residenza stabile, rendendo la ricerca di un affitto transitorio difficile o economicamente inaccessibile.

In questo scenario, gli affitti brevi emergono come la soluzione più conveniente e accessibile agli occhi degli intervistati. Le motivazioni principali che spingono le persone a ricorrervi sono: la ricerca di una casa a lungo termine (27%), lo studio o l’istruzione (24%), il lavoro (24%), l’accesso a cure mediche (23%) e la formazione professionale (21%).

Il vuoto nelle politiche abitative europee

A commentare i dati è George Mavros, Head of Government Affairs for the European Union at Airbnb: “Il dibattito europeo sulla casa ignora un tassello fondamentale: i bisogni di chi non è né turista né residente stabile. Per milioni di persone un alloggio temporaneo non è un lusso, ma una necessità.”

Mavros sottolinea come gli affitti brevi dovrebbero essere riconosciuti come un’infrastruttura abitativa essenziale: “Solo attraverso un dialogo tra settori diversi e politiche equilibrate basate sui dati, l’Europa può garantire che le sue città rimangano vivaci, inclusive e accessibili per tutti.”

Studenti, pazienti e famiglie in emergenza: i casi d’uso concreti

Il rapporto individua alcune categorie di utenti che beneficiano in modo particolare degli affitti transitori. Gli studenti internazionali, alle prese con la cronica carenza di alloggi universitari, trovano negli affitti brevi una risposta concreta per i periodi di transizione all’arrivo in una nuova città.

Sul fronte sanitario, i dati italiani sono significativi: ogni anno circa 1 milione di pazienti — l’8,8% dei ricoveri totali — necessita di cure fuori dalla propria regione di residenza. A titolo di esempio, nei pressi degli ospedali La Pitié-Salpêtrière e Hôpital Necker Enfants a Parigi sono disponibili oltre 2.200 alloggi Airbnb nel raggio di 1 km, che nel 2025 hanno accolto 25.000 ospiti.

Sul versante delle emergenze, Airbnb.org ha fornito oltre 1,6 milioni di notti gratuite a più di 250.000 persone dal 2020, supportando comunità colpite da disastri naturali. Tra le iniziative più recenti, la partnership con la Fédération nationale des sapeurs-pompiers de France per offrire alloggi alle famiglie colpite dalla tempesta Nils. Durante i Giochi Olimpici e Paralimpici di Parigi, la piattaforma ha invece accolto quasi 700.000 ospiti da 160 Paesi, con un aumento del 35% dell’offerta di alloggi nella regione.

L’impatto economico di Airbnb nell’Unione Europea

Nel 2025, Airbnb ha registrato oltre 114 milioni di arrivi di ospiti nell’UE, con un contributo al PIL europeo stimato in più di 53,2 miliardi di euro e il sostegno a oltre 904.000 posti di lavoro. L’80% degli host affitta una sola abitazione intera, mentre quasi la metà (47%) dichiara che il reddito generato dall’hosting è determinante per potersi permettere di continuare a vivere nella propria casa.

Airbnb e il mercato immobiliare: i dati sull’impatto reale

Sul tema dell’impatto degli affitti brevi sul mercato immobiliare, il report offre una prospettiva quantitativa precisa. Gli annunci di intere abitazioni occupate per 120 notti o più rappresentano appena lo 0,13% di tutte le unità abitative nell’UE. Nelle 10 città più popolose dell’Unione, la quota media si attesta allo 0,37%, con valori che variano dallo 0,09% di Berlino allo 0,65% di Parigi.

A titolo comparativo, lo stock di abitazioni vuote nell’UE raggiunge fino a 1 casa su 5 del patrimonio abitativo complessivo. Paesi come Croazia, Bulgaria, Grecia, Portogallo e Spagna contano oltre 14 milioni di case vuote, un numero pari a più di 169 volte quello degli alloggi Airbnb utilizzati frequentemente.

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