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Italiani pronti a condividere dati per sconti reali, dice Shopfully

Il 49% degli italiani condivide i dati solo per sconti reali: The State of Shopping 2026 di Shopfully svela abitudini e limiti dei consumatori.

Gli italiani più aperti d’Europa a condividere i dati, ma solo per sconti reali

Cresce l’attenzione al potere d’acquisto e cambia il rapporto tra consumatori, dati personali e pubblicità. Secondo The State of Shopping 2026, il report annuale di Shopfully – tech company italiana leader europeo nel Drive to Store – quasi un italiano su due (49%) è disposto a condividere i propri dati con brand e retailer, ma solo in cambio di sconti concreti e promozioni realmente vantaggiose. Un dato ben superiore alla media europea, ferma al 29%.

L’indagine, condotta in otto Paesi europei tra cui l’Italia, fotografa un consumatore sempre più pragmatico: la condivisione delle informazioni personali non è più un tabù, ma diventa una moneta di scambio il cui valore dipende dai vantaggi ottenuti in cambio.

La disponibilità a condividere i dati ha condizioni precise

Se l’apertura degli italiani supera nettamente quella europea, il quadro resta comunque polarizzato: il 29% dei consumatori italiani rifiuta categoricamente di condividere i propri dati. Tra chi invece è disponibile a farlo, emergono richieste specifiche legate alla trasparenza: il 17% vuole capire chiaramente come vengono utilizzate le proprie informazioni, mentre un’altra quota identica (17%) chiede la possibilità di gestire e revocare facilmente il consenso prestato.

Questi dati confermano come il consenso alla condivisione sia sempre più legato alla capacità di brand e retailer di dimostrare, in modo chiaro e verificabile, il reale valore generato dall’utilizzo dei dati raccolti.

Pubblicità personalizzata: apprezzata da metà degli italiani, ma oltre un terzo la percepisce come invasiva

Il rapporto tra italiani e pubblicità personalizzata resta ambivalente. Se il 51% valuta positivamente offerte e messaggi su misura, oltre un terzo del campione (36%) li considera invasivi o li evita attivamente. Un equilibrio delicato per le aziende, che devono fare i conti con un pubblico sempre meno disposto a tollerare comunicazioni percepite come irrilevanti.

La personalizzazione, sottolinea il report, funziona quando è realmente pertinente rispetto al percorso d’acquisto del consumatore, ma può generare un effetto boomerang se i contenuti proposti non rispondono a esigenze concrete. Più che un fine in sé, va quindi trattata come uno strumento da attivare con precisione chirurgica.

Pubblicità utile per scoprire offerte, ma gli italiani restano selettivi rispetto ad altri mercati europei

Sul fronte dell’utilità percepita, il 55% degli italiani considera la pubblicità un mezzo efficace per scoprire promozioni che altrimenti passerebbero inosservate. Il dato è però leggermente inferiore alla media europea (59%) e distante da Paesi come Francia (70%) e Romania (73%), segno di una maggiore selettività del consumatore italiano.

Accanto a questo, il 22% degli intervistati apprezza i messaggi costruiti sui propri bisogni specifici, mentre il 19% valorizza i contenuti che supportano la pianificazione degli acquisti. La pubblicità si dimostra quindi efficace quando si inserisce nel percorso decisionale con contenuti pertinenti e capaci di generare valore immediato, piuttosto che aumentare semplicemente la pressione comunicativa.

Il commento di Shopfully

Marco Durante, Global VP Sales & Marketing di Shopfully, ha commentato i risultati dell’indagine: “L’apertura degli italiani alla condivisione dei dati, superiore alla media europea, dimostra che esiste una disponibilità concreta a costruire un rapporto con brand e retailer basato sullo scambio di valore. Quando quasi un consumatore su due è pronto a condividere le proprie informazioni in cambio di offerte più rilevanti, diventa evidente quanto trasparenza, controllo e utilità siano diventati elementi decisivi. Per retailer e brand, la sfida è evolvere da una logica di semplice esposizione a un ruolo attivo nel processo decisionale, offrendo contenuti capaci di orientare le scelte e incidere concretamente sul comportamento d’acquisto.”

Metodologia e profilo dell’azienda

I dati riportati nel comunicato sono il risultato di un’indagine condotta da Shopfully in otto Paesi europei (Austria, Bulgaria, Francia, Germania, Italia, Romania, Spagna e Ungheria), su un campione complessivo di 6.605 persone. Le informazioni sono state raccolte in forma anonima e utilizzate a scopo esclusivamente statistico.

Shopfully è la tech company leader nel Drive to Store che connette milioni di consumatori con i negozi fisici attorno a loro. Fondata in Italia nel 2012 da Alessandro Palmieri e Stefano Portu, attualmente CEO dell’azienda, oggi è partner di 500 top retailer e brand in 25 Paesi tra Europa e Australia, con un team di oltre 450 persone focalizzate sul Digital Retail. Grazie ai marketplace proprietari DoveConviene, PromoQui, VolantinoFacile, Ofertia e Tiendeo, e alle proprie soluzioni tecnologiche, Shopfully raggiunge oltre 200 milioni di utenti a livello globale.

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