Physical AI e Deep Tech al Plug and Play Italy Summit
Physical AI e Deep Tech al centro del Plug and Play Italy Summit di Milano: investimenti, startup e il nodo burocrazia nel trasferimento tecnologico europeo.
Physical AI e Deep Tech al centro del Plug and Play Italy Summit: Milano ospita il dibattito sul futuro industriale europeo
La Physical AI e il Deep Tech sono stati i protagonisti assoluti del Plug and Play Italy Summit, l’evento internazionale organizzato dalla principale piattaforma di Open Innovation al mondo, che si è tenuto il 16 giugno presso Palazzo Mezzanotte a Milano. Intitolato “Thinking Machines, Moving Industries: The Physical AI Era”, il summit ha riunito investitori, aziende, istituzioni e startup per esplorare le tecnologie emergenti capaci di unire il mondo digitale a quello fisico, con ricadute concrete su manifattura, infrastrutture e robotica.
L’Era del Deep Tech: una sfida geopolitica per l’Europa
Ad aprire i lavori è stato Tommaso Maschera, Director di Plug and Play Italy, che ha tracciato l’evoluzione dei grandi paradigmi industriali: dalla prima rivoluzione industriale all’era del petrolio e della produzione di massa, fino all’era digitale, per arrivare oggi a quella che ha definito l’Era del Deep Tech, una nuova ondata generazionale con il potenziale di spingere il PIL globale verso i 200 trilioni di dollari.
In questo scenario, l’intelligenza artificiale rappresenta solo la punta dell’iceberg. Con il costo marginale del software che tende a zero, il vero valore di mercato si sta spostando verso il Deep Tech, generando un circolo virtuoso: l’AI accelera i cicli di sviluppo dell’hardware, mentre nuovi materiali e sistemi energetici rendono fisicamente possibile l’infrastruttura necessaria per far funzionare l’AI stessa.
Maschera ha poi sottolineato il vantaggio competitivo dell’Europa in questo contesto, supportando la propria analisi con dati precisi: il continente ospita il 40% delle dieci migliori istituzioni di ricerca al mondo e conta quattro delle dieci maggiori economie manifatturiere globali. L’Italia, in particolare, è l’ottava economia manifatturiera per valore aggiunto e, pur rappresentando solo lo 0,7% della popolazione mondiale, vanta il 4,4% dei ricercatori a maggiore impatto globale. A ciò si aggiunge un vantaggio strutturale: il talento ingegneristico in Italia e in Europa costa dalle due alle tre volte in meno rispetto agli Stati Uniti.
«Una necessità per l’indipendenza, la sovranità e il mantenimento della leadership manifatturiera europea» ha affermato Maschera, inquadrando l’adozione del Deep Tech come priorità geopolitica imprescindibile.
La Physical AI come architettura a cinque strati
Durante la giornata, il dibattito ha analizzato la Physical AI attraverso un modello a cinque livelli: Foundations (energia e infrastrutture), Perception (sensori), Computation and Cognition (sistemi decisionali), Embodiment (autonomia e robotica) e Applications (adozione industriale). Keynote e panel tematici hanno visto la partecipazione di leader di settore e accademici confrontarsi sulle strategie per scalare queste tecnologie.
Ampio spazio è stato riservato alle startup emergenti, protagoniste sia sul palco sia attraverso l’Innovation Walk Tour, un percorso che ha permesso ai partecipanti di entrare in contatto diretto con le soluzioni esposte.
Investimenti early-stage in crescita, ma la burocrazia frena il trasferimento tecnologico
A chiudere i lavori è stato Seena Amidi, Managing Partner EMEA di Plug and Play, che ha offerto una lettura incoraggiante del panorama degli investimenti: «Oggi il mercato degli investimenti early-stage in Europa sta recuperando terreno rispetto agli Stati Uniti, in parte grazie all’eccellente lavoro dei governi».
Amidi ha tuttavia posto l’accento su un nodo critico ancora irrisolto: la difficoltà nel trasformare la ricerca universitaria in impresa. «Dobbiamo mantenere questo valore in Europa e, per farlo, dobbiamo abbattere gli enormi ostacoli burocratici che oggi rendono troppo difficile per professori e imprenditori fondare una startup partendo dalla ricerca universitaria» ha dichiarato, lanciando un appello diretto alle istituzioni.
Sette anni in Italia: oltre 60 aziende supportate e un ecosistema in espansione
Il summit ha coinciso con la celebrazione dei sette anni di attività di Plug and Play in Italia. Maschera ha presentato i risultati raggiunti: oltre 60 aziende supportate e un portfolio di startup che ha saputo chiudere round di investimento di altissimo profilo, a testimonianza di un ecosistema in forte crescita in termini di scalabilità e ambizione, dal digitale fino al Deep Tech.
Fondata nel 2006 da Saeed Amidi nel leggendario Lucky Building della Silicon Valley — lo stesso luogo che ha visto nascere realtà come Google, PayPal e Dropbox — Plug and Play è oggi presente in oltre 65 città nel mondo, con più di 570 partner corporate e oltre 2.500 investimenti in un portfolio dal valore complessivo superiore a 12 miliardi di dollari. In Italia, la piattaforma opera con sedi a Milano, Modena, Torino e Catania, con programmi di accelerazione dedicati a settori strategici come Automotive, Aerospazio, Advanced Hardware e infrastrutture.