Fit Analytics lancia un AI Shopping Assistant per l’abbigliamento: +42,5% di ricavo per visitatore e meno resi grazie a 16 anni di dati su taglie e vestibilità.
Fit Analytics Innovation lancia il suo AI Shopping Assistant, un assistente conversazionale per lo shopping di abbigliamento che punta a distinguersi dalla massa di soluzioni AI affrettate, mettendo al centro la rilevanza e la precisione nella taglia e nella vestibilità.
Dal buyback all’AI Shopping Assistant: la scommessa sull’indipendenza
Qualche anno fa, Fit Analytics Innovation ha compiuto una mossa inattesa: ha riacquistato la propria libertà. Dopo una nota acquisizione da parte di Snap Inc., il management team ha recuperato il pluripremiato Fit Finder e con esso sedici anni di expertise e dati accumulati. Quella scommessa sull’indipendenza si concretizza oggi nel lancio dell’AI Shopping Assistant, il più recente modulo disponibile all’interno della suite di prodotti ampliata dell’azienda.
La suite comprende già diversi strumenti consolidati: il size advisor Fit Finder, le indicazioni rapide sulla taglia Fit Cues e un robusto portale dati. L’AI Shopping Assistant si inserisce come evoluzione naturale di queste tecnologie, non come un prodotto nato dall’hype del momento.
Performance concrete, non solo comunicazione
I test condotti con diversi grandi retailer europei mostrano risultati significativi: un incremento del 42,5% nel ricavo netto per visitatore, una riduzione del 3% nei resi legati alla taglia per l’abbigliamento e un calo del 15% nel tasso di reso per le calzature.
A spiegare la solidità tecnica del prodotto è Dr. Christoph Sawade, CTO: “Non ci limitiamo a sovrapporre un LLM a un database. Il valore reale viene dai motori sottostanti che comprendono davvero taglia, vestibilità e stile. Due decenni di costruzione di quella mappatura strutturata plasmano i nostri dati e potenziano i nostri motori di raccomandazione. Il risultato è un assistente che non alucina sulla vestibilità e regge anche nei giorni di traffico più intenso dell’anno.”
Contro il modello “pay-to-play”: la rilevanza al primo posto
Fit Analytics posiziona il suo AI Shopping Assistant come una sfida diretta al modello “Google Shopping”. Mentre i player tradizionali puntano sul keyword bidding a pagamento, l’azienda intende costruire esperienze autentiche che portino ad acquisti più consapevoli e a meno resi.
Mar Mercadé, CEO, è esplicita sulla direzione del mercato: “Stiamo scommettendo che tra tre anni lo shopping online sarà irriconoscibile. L’AI guiderà quel cambiamento, ma il settore si sta muovendo nella direzione sbagliata. Oggi è tutto arbitraggio, paid discovery e pulsanti di acquisto diretto che bypassano completamente la rilevanza. Il nostro algoritmo codifica la rilevanza e la massima accuratezza di corrispondenza fin dalle fondamenta, così il primo prodotto che vedi è quello giusto.”
La preoccupazione è concreta: la spinta verso l’AI agentiva nel retail rischia di trasformare lo shopping in un’asta pubblicitaria, dove i brand pagano per apparire e i consumatori vedono ciò che ha pagato per esserci, non ciò che si adatta davvero a loro.
Intelligenza sovrana: capire il “perché” dei resi
Riacquistando l’indipendenza, il team ha potuto costruire un sistema che Mercadé definisce un vero e proprio concierge basato su deep learning, capace di comprendere le ragioni che stanno dietro a vent’anni di resi globali.
“Se la rivoluzione AI si traduce solo in ‘più pubblicità ma con l’AI’, avremo fallito”, afferma ancora Mercadé. “Abbiamo ciò che serve per garantire che il perfetto abbinamento diventi una realtà concreta. Abbiamo i dati di performance per dimostrare che funziona.”
L’AI Shopping Assistant sarà disponibile per i retailer a partire da giugno.