Oltre l’82% degli studenti chiede esperienze pratiche, ma il 60% non si sente orientato. L’indagine torinese “Le scelte possibili” propone un nuovo modello.
L’orientamento scolastico in Italia è ancora lontano dal rispondere ai reali bisogni di studenti e docenti. Lo dimostra l’Indagine sull’educazione alla scelta 2023-2026, realizzata nell’ambito del progetto “Le scelte possibili”, promosso da Città metropolitana di Torino in collaborazione con La Fabbrica Società Benefit del Gruppo Spaggiari Parma. Un’analisi quadriennale che coinvolge circa 250 istituti scolastici — quasi la totalità delle scuole secondarie di primo e secondo grado del territorio — e centinaia di docenti e studenti.
Il contesto: dispersione scolastica e obiettivi europei
L’Unione Europea ha fissato l’obiettivo di portare la dispersione scolastica sotto il 9% entro il 2030, ma il dato italiano rimane ancora al di sopra di questa soglia. In questo scenario, l’orientamento diventa una leva strategica, non solo per il sistema educativo ma anche per le prospettive future dei giovani e il loro inserimento nel mercato del lavoro.
Il progetto “Le scelte possibili” nasce proprio con l’intento di ascoltare chi vive in prima persona i momenti di scelta — o di accompagnamento alla scelta — e di individuare strumenti concreti per prevenire fenomeni di abbandono e dispersione.
Cosa dicono studenti e docenti: i dati dell’indagine
I risultati dell’indagine restituiscono un quadro che invita a ripensare l’intero approccio all’orientamento. Oltre l’82% degli studenti della scuola secondaria di primo grado indica come prioritario l’accesso a esperienze pratiche: laboratori, confronti con professionisti e contatti diretti con il mondo del lavoro.
Tra gli studenti delle scuole secondarie di secondo grado, il 60% non ritiene adeguate le informazioni ricevute per orientarsi tra studio e professione. Il 75% dichiara difficoltà nel comprendere concretamente le professioni, mentre il 57% giudica insufficienti le esperienze di Formazione Scuola-Lavoro per colmare questo divario. Emerge un senso diffuso di incertezza e disorientamento, soprattutto nei momenti di transizione tra un ciclo scolastico e l’altro.
Anche il corpo docente segnala criticità significative: il 33% evidenzia la necessità di una formazione più strutturata, mentre il 65% sottolinea l’urgenza di percorsi più inclusivi, capaci di supportare studenti con bisogni educativi speciali e disabilità.
Dalle rilevazioni alle azioni: lo sportello e il Centro C.I.A.O.
L’indagine non si ferma all’analisi, ma alimenta proposte concrete. Il progetto ha già sperimentato metodologie di facilitazione di conversazioni, coaching e life design per attivare studenti e comunità educante.
A maggio, presso la sede di Città metropolitana di Torino, verrà inaugurato un nuovo sportello dedicato all’educazione alla scelta: un punto di riferimento per studenti e famiglie. In parallelo è in fase di progettazione il Centro Incontro Apprendimento Opportunità (C.I.A.O.), che avrà sede all’interno di un istituto scolastico del territorio e sarà aperto a studenti, famiglie e docenti. Entrambe le iniziative saranno sviluppate e gestite da La Fabbrica Società Benefit.
Un modello replicabile su scala nazionale
L’esperienza torinese ambisce a diventare un riferimento per altri territori. Angela Mencarelli, amministratrice delegata di La Fabbrica, spiega la filosofia alla base del progetto: “La collaborazione con Città metropolitana di Torino ci ha permesso di sperimentare e perfezionare un approccio all’educazione alla scelta che tiene conto della complessità del presente e del futuro e che sposta la domanda orientativa dal cosa fare al chi sono”.
Un cambio di prospettiva significativo, che punta a superare la logica dell’orientamento come semplice trasmissione di informazioni, per costruire invece percorsi in grado di offrire indicazioni concrete, ridurre la dispersione e colmare il disallineamento tra formazione e lavoro.