ESET spiega come l’AI stia trasformando le minacce informatiche e perché un approccio multilivello, responsabile e umano sia essenziale per la fiducia digitale.
Fiducia digitale e AI: la visione di ESET per una cybersecurity responsabile
La fiducia digitale è oggi uno dei pilastri fondamentali nell’era dell’Intelligenza Artificiale. È questa la posizione di ESET, la più grande azienda europea di cybersecurity, che attraverso le parole di Samuele Zaniboni, Manager of Sales Engineering di ESET Italia, delinea il ruolo cruciale della sicurezza informatica in un contesto tecnologico in rapida evoluzione.
L’AI come infrastruttura: opportunità e rischi
L’Intelligenza Artificiale non è più un semplice strumento accessorio: è diventata una vera e propria infrastruttura multilivello, maturata in tempi straordinariamente brevi. Come ogni innovazione tecnologica di portata simile, porta con sé tanto opportunità quanto rischi concreti.
Lo scenario attuale è già segnato da profondi cambiamenti: dai portafogli di investimento in borsa agli assetti geopolitici, passando per la nascita di nuove partnership internazionali. Un esempio recente è l’accordo di libero scambio tra India e UE, che ha dato vita alla più grande zona di libero scambio al mondo, insieme a una partnership UE-India su sicurezza e difesa.
In questo contesto, le vulnerabilità legate all’AI si stanno affermando come la minaccia informatica in più rapida crescita. Il caso MoltBot ha dimostrato quanto sia pericolosa la fiducia cieca degli utenti nei confronti dell’AI, soprattutto quando le barriere di sicurezza sono assenti o incomplete.
ESET e l’AI: un percorso che parte da lontano
ESET ha iniziato a investire nell’Intelligenza Artificiale decenni fa, affiancando reti neurali e machine learning alle proprie tecnologie di difesa. L’azienda è stata tra le prime a identificare malware proof of concept come PromptLock e a condurre analisi approfondite su minacce guidate dall’AI in linguaggio naturale, inclusi sofisticati furti di criptovalute e inganni basati sull’AI generativa.
Le radici di ESET affondano nel 1987, quando i fondatori si riunirono a Bratislava per sviluppare la prima versione del programma antivirus NOD. Da allora, l’obiettivo primario dell’azienda non è mai cambiato: proteggere le persone dagli attacchi informatici. Un impegno che oggi si declina anche nel sostegno a iniziative globali come il Global Digital Compact delle Nazioni Unite, che promuove il coordinamento internazionale per un futuro digitale sicuro e affidabile.
Gli hacker usano l’AI: la risposta dei difensori
Sul fronte delle minacce, i gruppi criminali sfruttano l’AI per incrementare velocità, scalabilità e sofisticazione degli attacchi. Le email di phishing generate dall’AI sono oggi sempre più convincenti, la raccolta di informazioni sulle vittime avviene in tempi ridottissimi e la barriera d’accesso agli attacchi complessi si è abbassata sensibilmente.
Ma l’AI può essere anche uno scudo. Zaniboni sottolinea come l’Intelligenza Artificiale rafforzi i difensori, abilitando il rilevamento precoce delle minacce, supportando i team di sicurezza e proteggendo i sistemi digitali in tempo reale. ESET impiega le reti neurali dal 1997, inizialmente per identificare e bloccare i macro-virus, fino all’utilizzo attuale di modelli transformer per il rilevamento dei malware.
Un approccio multilivello e responsabile
Oggi ESET integra modelli di AI sofisticati e multilivello con metodi tradizionali di rilevamento e supervisione umana. Una combinazione che riflette una filosofia precisa: l’AI non deve sostituire il giudizio delle persone, ma potenziarlo.
In quanto principale azienda europea del settore, ESET si impegna a utilizzare l’AI in modo responsabile, contribuendo con la propria esperienza a rafforzare la resilienza digitale su scala mondiale. Perché in un’epoca di cambiamento accelerato, sicurezza e fiducia non sono optional: sono la condizione necessaria affinché l’innovazione produca benefici reali per la società.