Secondo una ricerca su 900 manager globali, il 56% teme che l’IA sostituirà il proprio lavoro, ma il 43% accetterebbe un’IA come responsabile.
L’intelligenza artificiale non è più soltanto uno strumento: sta diventando un collega, un responsabile e persino un consumatore autonomo. È questa la fotografia che emerge dalla nuova ricerca sulle Organizzazioni Agentiche presentata da Hotwire Global, ROI·DNA e House of Beautiful Business, condotta su 900 business leader a livello globale.
L’IA come forza lavoro autonoma: i dati della ricerca
Lo studio rivela una trasformazione profonda nel rapporto tra esseri umani e intelligenza artificiale all’interno delle organizzazioni. Il dato più significativo: il 56% dei leader aziendali ritiene che entro cinque anni l’IA potrebbe svolgere una buona parte del proprio lavoro. Un’affermazione che convive con una percezione positiva: il 69% degli intervistati dichiara di sentirsi più sicuro e autonomo grazie all’utilizzo dell’IA.
La dimensione relazionale con la tecnologia è già una realtà concreta per molti professionisti. Il 21% degli intervistati afferma di interagire con l’IA come se fosse un collega, mentre il 62% accoglierebbe positivamente un dipendente IA incaricato di gestire le attività quotidiane. Ancora più significativo: il 43% si dichiara a proprio agio con l’idea di avere un’intelligenza artificiale come responsabile, non solo per l’assegnazione dei compiti ma anche per la valutazione delle performance.
L’IA come nuovo consumatore: acquisti autonomi e fiducia digitale
La ricerca esplora anche la dimensione consumer dell’IA agentica, con risultati che aprono scenari inediti per il mondo del marketing. L’82% degli intervistati si affida a strumenti di intelligenza artificiale per ricevere consigli sulle decisioni di acquisto. Il 32%, inoltre, sarebbe disposto a lasciare che un assistente IA effettui acquisti in modo completamente autonomo.
Sul fronte della brand reputation, il 60% delle aziende dichiara di monitorare attivamente il modo in cui gli agenti di IA descrivono il proprio brand. Tuttavia, il 22% non è convinto che le sintesi generate dall’intelligenza artificiale riflettano in modo accurato il proprio marchio, segnalando una tensione ancora irrisolta tra percezione automatizzata e identità di brand.
Il commento di Beatrice Agostinacchio
Beatrice Agostinacchio, Managing Director di Hotwire Italia & Spagna, ha sottolineato la complessità del momento che stiamo attraversando: “L’intelligenza artificiale sta giocando un ruolo attivo nel modo in cui lavoro e vita quotidiana vengono portati avanti. Emerge però una certa dissonanza nel modo in cui viene vissuta l’esperienza legata all’IA: le persone si sentono più sicure quando la utilizzano, ma allo stesso tempo vedono quanto rapidamente i loro ruoli possono cambiare.”
Agostinacchio ha poi evidenziato le implicazioni dirette per i professionisti della comunicazione: “Dal punto di vista dei consumatori, molti si fidano già dell’IA per prendere decisioni, ma anche per effettuare acquisti autonomamente. Sul lavoro, invece, l’intelligenza artificiale agisce sempre più spesso come un collega, lavorando al fianco degli esseri umani e potenzialmente arrivando anche a gestirli. Per i professionisti del Marketing e della Comunicazione il messaggio è chiaro: abbiamo un nuovo pubblico «non umano» da coinvolgere, se non lo facciamo ora rischiamo di perdere questa opportunità.”
La metodologia dello studio sulle Organizzazioni Agentiche
La ricerca combina approcci quantitativi e qualitativi per restituire un quadro articolato del fenomeno. L’indagine è stata condotta a novembre 2025 da Pollfish su 900 professionisti tra Stati Uniti, Europa e Singapore. Al sondaggio si affiancano interviste approfondite con esperti nei campi dell’IA, della progettazione organizzativa, della sicurezza e delle scienze comportamentali.
Il progetto ha incluso anche un evento virtuale con professionisti e ricercatori dedicato ai segnali precoci e alle barriere attuali dell’IA agentica, oltre a un dialogo scritto tra un innovatore nel campo dell’intelligenza artificiale e una cyberpsicologa, pensato per far emergere prospettive contrastanti sull’agency umana e quella delle macchine.