Aziende
Culatello di Zibello Dop, produzione +12% nel 2025

Il Culatello di Zibello Dop chiude il 2025 con 82.570 pezzi sigillati (+12%) e 24 milioni di fatturato. Ma la Psa blocca ancora Giappone e Cina.

Il Culatello di Zibello Dop archivia il 2025 con risultati di rilievo: la produzione cresce del 12% e il fatturato al consumo raggiunge i 24 milioni di euro, avvicinandosi al record storico di 25,2 milioni toccato nel 2022. Sono i dati principali del consuntivo economico diffuso dal Consorzio di Tutela del Culatello di Zibello Dop, che riunisce tutte le 20 aziende produttrici della denominazione.

Produzione in crescita: 82.570 culatelli sigillati nel 2025

L’anno si è chiuso con 82.570 culatelli sigillati, contro i 73.550 del 2024, per un totale di 330mila chilogrammi certificati. Il valore alla produzione si attesta a 12,5 milioni di euro, mentre il fatturato al consumo sale dai 18,5 milioni dell’anno precedente agli attuali 24 milioni.

A commentare i risultati è Romeo Gualerzi, presidente del Consorzio di Tutela: “Siamo molto soddisfatti dell’anno appena concluso. Nonostante il prezzo della materia prima sia rimasto molto alto, sfiorando i 6 euro al chilo e ricordando che nel 2020 non arrivava a 4 euro, abbiamo avuto maggiore disponibilità; inoltre un mercato più stabile e i numeri costanti dell’affettato hanno garantito ai consorziati una rinnovata fiducia nel poter aumentare la produzione”.

Il preaffettato vale il 41,5% del volume totale

Un dato significativo riguarda il segmento del preaffettato: nel 2025 il Consorzio ha immesso sul mercato 1,06 milioni di vaschette, in linea con l’anno precedente. Sono stati destinati al preaffettato 34.392 culatelli, pari al 41,5% dell’intero volume prodotto, con un fatturato derivante superiore ai 12 milioni di euro.

Sul fronte della distribuzione, il normal trade si conferma il canale principale con una quota del 60%, mentre la grande distribuzione organizzata copre il restante 40%.

Export al 25%, ma la Psa frena i mercati asiatici

Il comparto, che conta oltre 250 addetti, registra un export pari al 25% del fatturato complessivo. I Paesi dell’area UE, con Francia e Germania in testa, insieme alla Svizzera, rappresentano l’88% della quota estera. In crescita anche il Nord America, con Canada e Stati Uniti che raggiungono complessivamente il 6%.

Tuttavia, la peste suina africana (Psa) continua a pesare sull’apertura verso i mercati extraeuropei. Come sottolinea Gualerzi: “Mercati come Giappone e Cina al momento sono inaccessibili. Questo nonostante da due anni gli allevamenti di suini scelti per la Dop non abbiano registrato alcun caso di Psa. Purtroppo la massiccia presenza di cinghiali sul territorio parmense continua a essere un problema che andrà necessariamente risolto per aprirsi nuovamente ai mercati di riferimento”.

L’obiettivo per il 2026 è dunque chiaro: consolidare i risultati interni e sbloccare l’accesso ai grandi mercati asiatici, ancora penalizzati da restrizioni burocratiche legate all’emergenza sanitaria, nonostante l’assenza di nuovi casi tra gli allevamenti certificati.

Torna indietro