Docenti e intelligenza artificiale, survey fotografa l’uso a scuola
Survey su 1.300 docenti: il 72% usa l’AI ogni settimana, ma manca formazione. Ecco vantaggi, criticità e il ruolo del docente-guida.
Docenti e intelligenza artificiale: una survey fotografa l’uso a scuola
Dopo aver ascoltato gli studenti, l’indagine sull’intelligenza artificiale nella scuola si sposta ora sull’altro protagonista della relazione educativa: il docente. La ricerca “Docenti e intelligenza artificiale: tra opportunità, timori e bisogno di guida”, promossa da Spaggiari, La Fabbrica Società Benefit e ANP – Associazione Nazionale Presidi, ha coinvolto un campione autoselezionato di 1.300 insegnanti di ogni ordine e grado, restituendo un quadro chiaro: l’AI è ormai una presenza consolidata nel lavoro quotidiano degli insegnanti, ma la sua integrazione nella didattica resta un percorso ancora da costruire.
I risultati sono stati presentati il 17 settembre al Senato della Repubblica, durante l’incontro promosso dalla senatrice Giusy Versace in occasione della celebrazione dei 100 anni di Spaggiari. “Abbiamo sempre considerato l’adozione della tecnologia non come una moda, ma chiedendoci quale valore porti alla scuola”, ha spiegato Nicola de Cesare, Amministratore Delegato di Spaggiari. “L’indagine ha proprio l’obiettivo di ascoltare le necessità dei docenti per poter disegnare un futuro per l’intelligenza artificiale nella scuola”.
Sette docenti su dieci usano l’AI almeno una volta alla settimana
I dati raccontano un’adozione diffusa: il 36% degli insegnanti utilizza l’intelligenza artificiale più volte alla settimana e il 22% quotidianamente. Considerando anche il 14% che vi ricorre una volta a settimana, la percentuale complessiva sale al 72%. Solo il 6% dichiara di non averla mai utilizzata.
L’impiego è soprattutto di natura pratica: ricerca di informazioni e approfondimenti (23%), sviluppo di attività didattiche (16%), preparazione di test di verifica (16%), redazione di verbali, relazioni o mail (15%) e progettazione di curricolo e lezioni (12%). A dominare sono gli strumenti più accessibili: il 96% utilizza funzioni gratuite e il 57% assistenti conversazionali generalisti come ChatGPT, Claude e Gemini, mentre gli strumenti pensati specificamente per la didattica raggiungono solo l’11%.
Con gli studenti l’utilizzo è ancora limitato
La familiarità dei docenti con l’AI non si traduce automaticamente in un uso diretto in classe. Il 34% degli insegnanti dichiara di non impiegarla mai con gli studenti. Quando entra in aula, viene utilizzata principalmente per stimolare la creatività attraverso la generazione di testi e immagini (22%) e per favorire inclusione e personalizzazione (22%). Seguono l’impiego come “tutor specializzato” per spiegazioni e approfondimenti (11%) e come strumento di riflessione condivisa su temi come etica, bias, funzionamento tecnico e netiquette (11%).
Il potenziale educativo, tuttavia, viene ampiamente riconosciuto. Il 47% degli insegnanti indica il risparmio di tempo come principale vantaggio, seguito da maggiore personalizzazione (15%), più creatività (14%) e maggiore coinvolgimento (10%). Gli ambiti in cui l’AI risulta più utile sono la progettazione didattica (30%) e il confronto e la ricerca di idee (29%).
“Dalle evidenze dell’indagine risulta chiaro che l’intelligenza artificiale sia già a tutti gli effetti una componente del sistema educativo. Non si tratta più di discutere della sua presenza: quello su cui possiamo e dobbiamo lavorare è la qualità del suo utilizzo”, ha commentato Angela Mencarelli, Amministratrice Delegata di La Fabbrica Società Benefit. “Oggi si rileva una distanza tra l’adozione individuale del singolo docente e l’integrazione educativa: la costruzione di modelli didattici condivisi è ancora un terreno da esplorare. La formazione è quindi decisiva: non una formazione tecnologica, ma educativa, metodologica, critica, capace di tradurre il potenziale dell’intelligenza artificiale in nuove opportunità di insegnamento e apprendimento”.
Il 67% dei docenti ha imparato da autodidatta
La formazione emerge come uno dei nodi più critici dell’indagine. Il 67% dei docenti dichiara di aver imparato a utilizzare l’AI da autodidatta, il 20% attraverso una formazione istituzionale, il 7% grazie a percorsi autofinanziati e solo il 4% con il supporto dei colleghi. Le risposte aperte offrono ulteriori dettagli: gli insegnanti chiedono una formazione concreta, fatta di esempi, strumenti, laboratori e indicazioni applicabili direttamente in classe, non soltanto una conoscenza teorica dell’AI.
“Il tema della riforma della formazione dei docenti è fondamentale”, ha sottolineato Antonello Giannelli, Presidente di ANP – Associazione Nazionale Presidi. Sul fronte delle iniziative già avviate, Giovanni Russo, Capo Segreteria del Sottosegretario all’Istruzione Paola Frassinetti, ha ricordato che “sono stati stanziati 200 milioni di euro: 100 milioni per la formazione diretta dei docenti e 100 milioni per l’esplorazione delle piattaforme di intelligenza artificiale e dei rischi connessi al loro utilizzo”. Anche Alice Lemmo, Professore Associato presso l’Università La Sapienza di Roma, ha ribadito l’urgenza di intervenire: “Il fatto che gli insegnanti usino questi strumenti come autodidatti impone un intervento strutturale”.
Tra opportunità e criticità: la ricerca di un equilibrio
Il quadro che emerge dalla ricerca descrive una scuola in cui l’intelligenza artificiale è già entrata nelle pratiche quotidiane dei docenti, mentre la sua integrazione nella didattica resta un processo in evoluzione. Rendere questo utilizzo più consapevole significa valorizzare le potenzialità dell’AI, dal risparmio di tempo alla personalizzazione dei percorsi, ma anche affrontare le criticità segnalate dagli stessi insegnanti: il rischio di omologazione e perdita di creatività (26%), l’inaffidabilità delle risposte e le fake news (22%), le questioni legate a privacy e gestione dei dati (16%).
Il punto centrale, dunque, non è una contrapposizione tra favorevoli e contrari all’intelligenza artificiale. Dalle risposte emerge piuttosto la necessità di trovare un equilibrio tra le opportunità offerte dalla tecnologia e la capacità di governarne consapevolmente l’utilizzo.
Il docente sempre più “regista dell’apprendimento”
La ricerca apre infine una riflessione sul ruolo dell’insegnante. Nelle risposte aperte, l’AI viene descritta come uno strumento capace di alleggerire alcuni compiti, offrire spunti e aiutare a personalizzare le attività, liberando tempo da dedicare alla relazione educativa. Parallelamente, il docente assume sempre più una funzione di guida, mediazione e verifica, chiamato ad accompagnare gli studenti anche nell’orientarsi tra i contenuti prodotti dall’intelligenza artificiale.
La sfida indicata dall’indagine è quella di passare da una fase di sperimentazione, già ampiamente in corso, a un uso dell’AI sempre più consapevole e integrato nella didattica, mantenendo al centro autonomia, creatività e pensiero critico degli studenti.